Truffe a Telecom, in manette otto avvocati

Gli indagati erano riusciti a
percepire ingenti somme di denaro da Telecom con
false sentenze e falsi atti di transazione stragiudiziale o come corrispettivo di false parcelle
per inesistenti prestazioni professionali. Truffato anche il Comune di Roma

Roma - Di professione avvocato, secondo l’accusa, invece, truffatori esperti in riscossione di false parcelle o di falsi rimborsi Invim. Così per otto avvocati la magistratura della capitale ha emesso altrettante misure di custodia cautelare che ora stanno eseguendo gli uomini della polizia stradale. Secondo l’accusa i legali farebbero parte di una ben strutturata organizzazione criminale finalizzata alle truffe e al falso ai danni di Telecom Italia e del Comune di Roma, per un danno complessivo di circa 10 milioni di euro.

L’indagine, che già lo scorso mese di febbraio aveva portato all’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare per traffico di autovetture rubate e frodi assicurative, ha permesso, grazie al ritrovamento di una cospicua documentazione bancaria, di individuare un gruppo criminale e di denunciare altre 40 persone. Gli investigatori della polizia stradale hanno scoperto che gli indagati erano riusciti a percepire ingenti somme di denaro da Telecom Italia, o a titolo di risarcimenti documentati da false sentenze e falsi atti di transazione stragiudiziale o come corrispettivo di false parcelle per inesistenti prestazioni professionali emesse da avvocati compiacenti.

Su entrambe le transazioni, grazie all’intervento di uno degli indagati dipendente dell’Ufficio Legale di Telecom e di alcuni funzionari che ne disponevano la liquidazione, non veniva eseguito alcun controllo in merito alla genuinità delle operazioni e delle documentazioni presentate.

Altro modo di approvvigionamento illecito di denaro - sempre secondo l’accusa - avveniva mediante la creazione di falsi decreti di liquidazione per rimborsi Invim dell’Agenzia delle Entrate di Roma che venivano trasmessi all’Ufficio sgravi e rimborsi del Comune di Roma dove la funzionaria responsabile, nonchè madre di uno degli arrestati, ne disponeva il pagamento.