Truls Mork, il violoncello che fa rivivere Bac

Ogni disco, ogni lettura, ogni raccolta del violoncellista norvegese Truls Mork, col suo Domenico Montagnana anno 1723, fanno centro pieno. Si tratti di Britten o di Shostakovich oppure dei Romantici; di «classici» come Haydn e Boccherini o di un paradigma dello strumento «senza basso accompagnato» quale le Sei Suites per violoncello solo di Sebastian Bach. Che Mork dedica, significativamente, al padre John, suo primo maestro prima di diventare l’allievo prediletto degli Schiff, dei Frans Helmerson e Natalia Chakovskaja. Questa lettura - strumento moderno, impostazione «tradizionale» ma consapevole della «prassi d’esecuzione antica» - è una grande lettura: profonda, di nordica introspezione, fluida e varia, con una intonazione a spaccapelo e un suono che, ad esempio nelle topiche Sarabande, sa farsi «disincarnato» ma che è anche morbido ed eufonico (le Allemande) oppure brillante - clavicembalistico, diresti - come in certe danze o nel Preludio della Terza Suite dove le figure musicali sono sventagliate come su una tastiera. Coppia di cd da avere. Dove ogni nota e ogni istante sono sentiti come essenziali.

Truls Mork suona le Sei Suites di Bach (2cd Virgin)