Con lo «Tsukimi» atmosfera zen nella capitale

Domani sera, giorno dell’equinozio d’autunno, sbarcherà discreto ed elegante, lo Tsukimi, la millenaria festa giapponese dedicata alla Luna. Il rito nacque durante il periodo Heian (794-1185), quando i nobili di corte amavano riunirsi nelle notti di novilunio e comporre versi ammirando il cielo stellato. Al giorno d’oggi, in Giappone la si festeggia adornando le case e i templi con piante e fiori, e si offrono alla Luna saké e dolci di riso. Niente chiasso o baldorie: lo Tsukimi è una festa intima, dall’atmosfera tenue e romantica, che si svolge in famiglia e tra pochi amici. Sarà celebrato per la prima volta a Roma, martedì, dalle ore 19, presso il «concept store» Sushi Sushi, al civico 12 di via della Pallacorda.
L’incontro apre una stagione di eventi destinati a tutti gli amanti della cultura Zen; per l’occasione, all’interno dei due piani del locale, già completamente dedicati alla moda, al design e alla gastronomia del Sol Levante, saranno ospitate due originali esposizioni. La prima è dedicata ai «kimono» dello stilista Akihiko Izukura, ultimo discendente della famiglia che per secoli ha creato i kimono per la Famiglia Imperiale. Ancora poco conosciuto in Italia, Izukura è considerato un mito in patria e in America. I suoi abiti sono in vendita a New York e in Giappone e, solo da pochissimo, anche a Roma. Lo stilista è conosciuto come l’unica persona che sappia padroneggiare l’antica tecnica del Karakumi - una speciale tessitura «a diamante» - ed è anche il fondatore dello Senshodudo, una vera e propria cerimonia del tessere e del tingere con un rituale particolare. Ma Izukura è andato oltre la storia e la tradizione, tanto che i kimono realizzati per le donne di oggi sono molto ricercati: completamente reinterpretati in chiave moderna, sono pezzi unici e inimitabili, grazie ai tessuti «windlike» di fibre naturali, dipinti e messi ad asciugare sui rami degli alberi nella foresta di Kyoto. Inoltre, la filosofia di Izukura predilige l’uso di materiali atossici e riciclabili, a zero impatto ambientale. La seconda esposizione è dedicata agli artisti della ceramica che, facendo proprio il senso estetico della bellezza Zen, si sono uniti per formare una sensibilità unica nel design, basata sul minimalismo e sull’essenzialità, concentrata sulla purezza della linea in ogni oggetto e sul profondo legame dell’uomo con la natura. Tra le opere esposte figureranno i piatti-scultura di Elizabeth Frolet, con piccole storie di uccelli e di fiori, poi le interpretazioni della natura nella porcellana di Limoges di Silvie Coquet, la curiosa lampada «eclipse» che ricorda vagamente una chiocciola, del brasiliano Mauricio Klabin, e gli ironici contenitori «Woofy» per i fili degli elettrodomestici, a forma di cagnolino, di produzione della casa danese Normann.