Lo tsunami? Arriva sulla sanità del Lazio

I tempi per il piano di rientro del deficit sanitario sono sempre più stretti e il presidente della Regione Marrazzo, nominato commissario ad acta, ha emanato una serie di decreti all’insegna del binomio «lacrime e sangue» per la sanità nel Lazio. Per cominciare dalla Capitale, com’è noto, i provvedimenti di risparmio stabiliscono la chiusura di tre ospedali pubblici (il Forlanini, al Portuense, che sarà accorpato al San Camillo; il Nuovo Regina Margherita a Trastevere e il San Giacomo a via del Corso). A proposito del San Giacomo, c’è da registrare l’approvazione in Campidoglio di una mozione proposta dal noto immunologo professor Fernando Aiuti contro la chiusura dell’ospedale. Un analogo documento è stato invece respinto ieri mattina dalla maggioranza di centrosinistra del I municipio.
Sempre nella Capitale, la scure del commissario Marrazzo si è abbattuto su 22 cliniche private convenzionate, che dovranno chiudere i battenti entro la fine dell’anno. Un taglio di oltre 1140 posti letto che si tradurrà nella perdita di più di tremila posti di lavoro. E, ironia della sorte, con una notevole dose di faccia tosta, ieri Marrazzo, parlando della trattativa per l’Alitalia, ha detto che nel Lazio «sta per abbattersi uno tsunami di esuberi e licenziamenti». Una sorta di umorismo involontario che farebbe sorridere se non fosse foriero di pessime novità per migliaia di famiglie di lavoratori della nostra città che si ritroveranno disoccupati con la chiusura di cliniche e ospedali.
La manovra messa a punto dalla Regione è stata aspramente criticata da tutto il centrodestra, ma anche da enti locali guidati da maggioranze di centrosinistra. Numerosi titolari di cliniche destinate alla chiusura hanno già annunciato battaglie legali e ricorsi amministrativi. Ieri sulla questione è tornato un altro dirigente dell’Aiop (Associazione imprenditori ospedalità privata), il presidente Enzo Paolini. «Si tratta di un’operazione demagogica come non ci aspettavamo da Marrazzo» ha detto Paolini all’agenzia Il Velino. Secondo l’Aiop il provvedimento scarica sulla parte privata «tutte le inefficienze e le inadempienze che si sono prodotte nel settore pubblico». La sforbiciata decisa dall’esecutivo regionale prevede infatti un taglio di 1140 posti letto per le strutture private accreditate che ne hanno meno di novanta, contro i 386 di quelle pubbliche. Un piano di razionalizzazione che non convince. «Pure se si annullasse la sanità privata, non ci sarebbe il ripristino dei conti nel Lazio», osserva Paolini, che individua in questa operazione «violazioni del diritto d’impresa costituzionalmente garantito». Il piano diventa allora solo «uno specchietto per le allodole, una presa in giro, peraltro illegittima, assolutamente in dispregio del diritto di impresa, contro la quale ci opporremo”, rincara Paolini. L’obiettivo è contrastare un piano messo a punto da una giunta che, a detta del presidente dell’Aiop, mostra «una fortissima e palese indifferenza verso posti di lavoro che in questo modo vengono inevitabilmente a essere cancellati». Più in generale, a suo parere, è un’iniziativa inaspettata da parte della giunta, «che si è dimostrata più demagogica di altre giunte».
Mentre della situazione nelle altre province del Lazio (e delle proteste) riferiamo a parte, a proposito di demagogia c’è da registrare che i vertici della Regione stanno tenendo una serie di riunioni con presidenti e sindaci di centrosinistra, per offrire garanzie sul mantenimento delle strutture destinate alla chiusura. Ovviamente sono costretti a ricorrerre a veri e propri artifici verbali: parlano di “razionalizzazione”, di “riconversione”, di “riorganizzazione”, addirittura di “potenziamento” di ospedali che risultano invece già nei decreti come strutture da chiudere. Lo scopo è quello di tenere buoni tutti quei cittadini che, tra qualche mese, saranno costretti a sobbarcarsi notevoli sacrifici per gli spostamenti in caso diu necessità.