Tsunami, un milione di euro per lo Sri Lanka

Un aiuto concreto a cento famiglie che ancora risiedono nei campi di accoglienza

Eleonora Barbieri

Trincomalee, Sri Lanka nord-orientale. Una zona martoriata dal conflitto ventennale fra i ribelli Tamil e l’esercito di Colombo. Regione di confine, perennemente contesa fino al 2002, con la firma della tregua fra le «Tigri» e le autorità militari cingalesi. Poi, il 26 dicembre 2004, lo tsunami: devastate le coste lungo il Golfo del Bengala, decine di villaggi dove le abitazioni sono già precarie. Oltre un migliaio le vittime, centinaia i dispersi. Una cinquantina di chilometri più a nord del capoluogo si trova la divisione di Kuchchaveli e qui gli sfollati sono quasi 15mila, in tutto 3.673 famiglie. Ora, un centinaio di esse potranno avere di nuovo una casa, una vera casa in un luogo sicuro. Attraverso i fondi raccolti grazie ai lettori del Giornale e ai clienti della Banca Popolare di Sondrio, un milione di euro, potranno ricostruirsi una vita e un futuro.
È stato infatti approvato il progetto, elaborato dalla organizzazione non governativa Cesvi, per l’impiego dei soldi raccolti. Si tratta di un programma di recupero per la zona di Kuchchaveli e, in particolare, per il reinserimento di circa 600 persone nei villaggi di Tiriyai e Kattukulam. Il progetto, che durerà due anni, ha già ottenuto il nulla-osta delle autorità locali cingalesi e partirà nel mese di luglio. L’obiettivo è ricostruire ma, soprattutto, ricreare una vera e propria comunità, rispettosa dell’ambiente circostante. Un centro eco-sostenibile, un luogo di recupero socio-economico inserito appieno nella natura locale. Prioritaria la costruzione di cento abitazioni nei due paesi: saranno così ricollocate altrettante famiglie nella zona di sicurezza, la «buffer zone» indicata dal governo a una distanza minima di 500 metri dai litorali. Una parte dei fondi servirà per la creazione delle infrastrutture necessarie alle nuove case: pozzi, rete idrica ed elettrica, strade e anche un’unità d’uso per la raccolta dell’energia solare. Sorgeranno poi due centri comunitari e una scuola materna. Parte dei fondi sono destinati a corsi di formazione, per il recupero anche economico del sistema: uno è dedicato alla gestione dei rifiuti e, in particolare, alle tecniche di compostaggio; un altro si occuperà della coltivazione degli orti, per garantire alle famiglie maggiore sicurezza sotto l’aspetto alimentare. Verranno anche distribuite attrezzature agricole, sementi e riso. Infine, una serie di lezioni saranno riservate alla gestione oculata delle risorse idriche, ad uso sia agricolo che privato: manutenzione dei pozzi, raccolta dell’acqua pluviale e promozione dell’igiene personale.
In questo modo, per un primo periodo di sei mesi la situazione alimentare delle famiglie potrà migliorare sensibilmente. Poi saranno in grado di proseguire sulle loro gambe, grazie al ripristino del sistema d’irrigazione e alle attività negli orti. Il programma sfrutterà soprattutto le risorse locali, in collaborazione con le autorità e con associazioni e insegnanti del luogo. Particolare importanza hanno i corsi nel settore della pesca e gli interventi per il recupero di reti e imbarcazioni distrutte dal maremoto: la vita, per le popolazioni di Trincomalee, è infatti il mare. Ma per le persone interessate dal programma, la pesca non ha rappresentato mai una certezza di sostentamento, negli ultimi anni. Loro infatti hanno vissuto soprattutto nei campi di accoglienza, o come ospiti di amici e parenti. Già prima dello tsunami.
Queste famiglie, nel corso degli anni ’90, sono dovute fuggire dai loro villaggi a causa della guerra. Sono scappate in India o in altre zone dello Sri Lanka. Poi, dopo il 2002, hanno cominciato a tornare, stabilendosi soprattutto lungo le coste, a Nilaveli e a Uppuveli. Ma sempre come profughi. Qui, le loro sistemazioni già fragili sono state distrutte dalla gigantesca onda del 26 dicembre. A Kuchchaveli la furia dell’acqua ha persino scavalcato il ponte cittadino, alto quasi quattro metri, lasciandosi alle spalle una scia di detriti, depositi di sabbia e mine riemerse dal terreno. Ora queste famiglie potranno tornare nelle loro cittadine. Trentatré a Tiriyai. Altre 67 a Kattukulam. Torneranno a casa, nei villaggi da cui erano state costrette a fuggire. Torneranno a casa grazie alla generosità dei lettori del Giornale.

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