Tsunami, al via la ricostruzione grazie ai lettori del «Giornale»

L’inizio dei lavori ritardato dalla riesplosione della guerra civile. Ora l’obiettivo del Cesvi è di realizzare cento abitazioni in sette mesi

Fausto Biloslavo

Prima l’onda assassina dello tsunami, che ha devastato la costa, e ora lo spettro della guerra civile riapparso con violenza dopo quattro anni di tregua. Nello Sri Lanka non c’è pace per cento famiglie, circa 600 persone, di origine tamil che dopo aver perso tutto avranno di nuovo un tetto grazie alla generosità dei lettori de Il Giornale. La sottoscrizione, lanciata subito dopo lo tsunami del dicembre 2005 con l’aiuto della Banca popolare di Sondrio, ha portato un milione di euro. Soldi affidati al Cesvi, una delle più note organizzazioni non governative italiane, per il progetto umanitario che prevede di ricostruire due villaggi, cento case, nel distretto di Trincomalee, nella parte orientale dello Sri Lanka.
Tutto procedeva per il meglio e i lavori stavano per iniziare quando è riesplosa la violenza del conflitto mai sopito fra maggioranza cingalese e minoranza tamil. Proprio a Trincomalee l’omicidio mirato di una figura di spicco dei tamil ha scatenato attentati e disordini. Il 12 aprile una bomba scoppiata nel mercato della città ha provocato violenti scontri fra le due etnie con saccheggi e 60 morti. La polizia ha imposto il coprifuoco, ma il 25 aprile un attentato kamikaze, che ha ferito gravemente il capo delle forze armate dello Sri Lanka a Colombo, la capitale, ha scatenato una dura rappresaglia. La tattica suicida viene utilizzata dalle Tigri, il mini esercito separatista dei tamil (Ltte), che controlla ampie zone nel nord del Paese. Aviazione, marina e artiglieria dei governativi hanno bombardato per tre giorni le roccaforti delle Tigri a sud di Trincomalee. Seimila persona sono fuggite dai combattimenti.
«Per questioni di sicurezza siamo stati costretti a chiudere il nostro ufficio locale e riparare nella capitale», racconta al telefono dallo Sri Lanka, Nicola Bay, capo progetto del Cesvi, veterano di missioni difficili. Nonostante le difficoltà l’Ong italiana è riuscita a chiudere la gara per la fornitura dei materiali, che serviranno a realizzare le cento abitazioni. Dai primi di maggio l’ufficio di Trincomalee ha riaperto per mezza giornata, perché dal pomeriggio le strade sono pattugliate dai militari e si temono attentati. Domenica scorsa sono state lanciate tre granate negli uffici di organizzazioni umanitarie internazionali, 35 chilometri a sud della città. «Sul terreno 29 lotti su 100 sono già puntellati e pronti per iniziare gli scavi ­ spiega Bay ­. Se la situazione non peggiorerà spero di cominciare i lavori per le prime case entro dieci giorni». In tutto ci vorranno sette mesi.
L’aspetto più assurdo è che i villaggi delle cento famiglie senza tetto erano già stati distrutti nei vent’anni di guerra precedenti. Dopo la tregua del 2002 questa piccola comunità tamil ha cominciato a ricostruire un posto dove vivere, poi travolto dallo tsunami. Ora il ritorno della guerra civile rischia di spazzare via anche il sogno di una nuova casa reso possibile dai lettori de Il Giornale. La strada che porta ai due villaggi da ricostruire di Tiryai e Kattukula, a nord di Trincomalee, è a rischio mine e trappole esplosive, come in Irak. «Ce la metteremo tutta ­ ribadisce il rappresentante del Cesvi nello Sri Lanka ­. Lo dobbiamo a questa gente, perché sono vittime due volte, dello tsunami e della guerra».