Tu chiamale, se vuoi, illusioni

Ora, sinceramente. Ma era mai possibile immaginarsi contemporaneamente la Juve fermata a Catania, il redivivo Ventola in gol e la salvezza a un punto? Ma va’! Anzi, non appena ha segnato il clivense dal cognome autoctono (nato in Germania da genitori siculi, mi dicono) i soliti gufi juvintermilanisti con cui sono «costretto» mio malgrado a condividere le mie domeniche, si sono materializzati con pacche vigliacche, proclami salvifici e un sarcastico «the Italiano job» via sms. Me lo merito, ho pensato, mentre snocciolavo il mio rosario di inconfessabili imprecazioni domenicali all’apparir dello spettro chiamato B. Ma in un ultimo, disperato, conato di ottimismo ho intravisto il bicchiere mezzo pieno. Non perdiamo da quattro gare quattro. Un record. Abbiamo guadagnato un punto su Lecce e Bologna. Giochiamo decisamente meglio di prima. Abbiamo i numeri e i giocatori per salvarci, e là davanti, comprese Samp, Siena e persino l’Udinese (che affrontiamo tutte in casa) nessuna è irresistibile... E a chi pensa che lo stia prendendo in giro, beh non riesco a dare torto. Ma non posso fare altro. L’onanismo calcistico è la nostra medicina contro questo sport popolato di veleni, complotti e poteri forti. Sognare di resistere, noi duri, puri e un po’ scarsi, in questa serie (giungl)A di miliardari dall’assegno facile che comprano gli inho come i caffè al bar è complicato. Ma ogni maledetta domenica è sempre più dolorosamente bello.