La tua mamma è come un rock. La musica torna in famiglia

Dalle romanze fino a Caruso, la figura materna è stata protagonista. Poi è quasi sparita. Ora ci pensa la «trap»...

Allora «Mamma son tanto felice» torna di nuovo di moda. No, non il ritornello della canzone cantata per la prima volta da Beniamino Gigli nel 1941, e poi da decine di altri tenori e interpreti come Claudio Villa, ma proprio quella figura materna che la musica popolare negli ultimi decenni ha ignorato (a parte alcune eccezioni). E a riportarla al centro del pop non sono vecchi interpreti nostalgici, ma giovanissime rivelazioni con un pubblico ancor più giovane.

Ad esempio, nel suo brano Cara Italia che è molto trasmesso dalle radio, Ghali canta «Se non piaci a mamma tu non piaci a me» e, in Rockstar, Sfera Ebbasta, ossia un altro eroe della «trap» (una derivazione del rap), prima gioca con il verso «Mamma guarda senza mani, sono una rockstar» e poi fa una dichiarazione senza mezzi termini: «Mamma sai che a parte te, non amo nessun'altra». Ci pensate a una rockstar del passato, magari un sex symbol da copertina, fare un'ammissione del genere? Difficile.

Anche altri campioni della «trap» si riferiscono continuamente alla madre. Il milanese Ernia è uno di loro. E il sorprendente Tedua (un altro che cresce benissimo e ha una difficile storia familiare alle spalle), ha riassunto così il proprio pensiero: «Mia madre è una donna con le palle, che ha lavorato tantissimo, ma appartiene al ciclo dei vinti». Insomma c'è un cambio di marcia molto sensibile rispetto al passato e che riguarda un pubblico di teenager o addirittura più giovane. Una volta i controversi rapporti con i genitori erano la scintilla che faceva spesso scatenare i rockettari. E la musica diventava il punto di raccolta per chi cercava l'indipendenza da legami percepiti come un ostacolo alle proprie passioni.

Adesso è il contrario. La mamma ha di nuovo dignità pop. Naturalmente in forma riveduta e (s)corretta rispetto ad esempio alla didascalica Mamma mia che vo' sapè che il meraviglioso Enrico Caruso cantava nel 1909. Allora sarebbe stato inimmaginabile un verso come quello di Ghali sempre in Cara Italia nel quale immagina i rimproveri perché «se la metto incinta poi mia mamma mi...». Insomma, cambiano i tempi. E, per carità, di «mamma» hanno cantato anche Edoardo Bennato o Jovanotti o Laura Pausini nella delicata e struggente Mi dispiace. Ma è cambiato il modo di cantarla. Prima rientrava in una sorta di generico elogio oppure in una forma di omaggio personale sincero e magari commovente, ma non simbolico. Diciamola tutta, la mamma raramente ha aiutato i figli (ossia le popstar) a diventare numero uno in classifica o a riempire gli stadi.

Ora è diverso. Per una generazione di ragazzi spesso al centro di famiglie complicate o dissolte, segnati o feriti da divorzi e abbandoni, la mamma sta trovando anche nella musica leggera quel ruolo centrale che raramente ha avuto nell'ultimo mezzo secolo. Al limite prima era una sorta di guardiano cui sfuggire, stile Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte che Gianni Morandi cantava quando (1962) aveva la stessa età di chi oggi ascolta Sfera Ebbasta. E non è un caso che Ghali, italo tunisino di 25 anni, abbia detto: «Quando scrivo, vado sempre a flussi di coscienza, e tra le prime parole che ho in mente c'è sempre mia mamma».

Ovviamente non esprime uno stucchevole «mammismo», né la volontà di stuzzicare i sentimenti più facili o, tanto meno, di attirare un pubblico più maturo. Ma identifica proprio la percezione della mamma come unica figura di riferimento in un'epoca nella quale anche i flirt adolescenziali sono vissuti sempre più spesso con disorientato distacco o sconsolante e fugace superficialità. In poche parole, come sempre la musica leggera più popolare fotografa il tempo e lo fa grazie alla dinamica inimitabile e decisiva che si crea tra artista e pubblico. Se l'artista intercetta un sentimento o un bisogno o una protesta diffusa, allora il suo pubblico aumenterà in modo esponenziale.

Ed è per questo che le classifiche pop sono innegabilmente lo specchio nel quale si riflette il profilo della società. Continuamente aggiornato. E spesso contraddittorio. Perciò non c'è da stupirsi se oggi una crescente quantità di adolescenti apprezza il riferimento a una figura che il pop ha tendenzialmente ignorato. In fondo, la musica leggera è sempre l'autobiografia di una generazione.