Tubercolosi, la paura contagia gli albergatori

La paura passa, ma lascia sempre una scia di diffidenze dietro di sé. È questo quello che devono aver pensato nei giorni scorsi i dirigenti dell'Istituto Alberghiero Marco Polo di Quarto, travolti all'inizio di febbraio dall'emergenza tubercolosi. Mentre il ragazzo brasiliano all'origine del contagio è ancora ricoverato all'Ospedale San Martino, e le cinque persone positive al test della tubercolina stanno seguendo la profilassi del caso, l'allarme Tbc continua a farsi sentire, interferendo addirittura sull'organizzazione annuale dei tirocini formativi, consuetudinari per le strutture professionali.
Secondo indiscrezioni, infatti, il 30% degli alberghi e ristoranti, che tradizionalmente in questo periodo dell'anno ospitano in stage i ragazzi dell'Istituto, si sarebbe rifiutato di avviare l'usuale collaborazione per paura di fantomatici contagi. La scuola, da noi interpellata più volte per conferma, non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito, mentre dubbi e voci poco chiare stanno cominciando a circolare tra aule e corridoi, quasi vuoti proprio a causa delle esperienze esterne in corso. Ad alimentare il dibattito, inoltre, contribuisce il recente caso di tisi registrato in un asilo di Bogliasco, dove sono ancora in corso gli accertamenti sanitari.
«Ho sentito parlare di problemi per gli stage a una riunione da alcuni ragazzi - dice una mamma - ma dalla scuola come al solito non abbiamo saputo nulla di ufficiale. L'atteggiamento della scuola nei confronti di allievi e genitori, anche se per fortuna non c'è più da temere sotto il profilo sanitario, quindi, non è cambiato». «Sottoporrò questa notizia alla prossima riunione d'Istituto di martedì prossimo, che ha proprio il caso Tbc all'ordine del giorno - anticipa una studentessa - non è possibile venire a sapere le cose sempre e solo dai giornalisti».
Meno dure le parole dei responsabili delle strutture partner che proprio in questi giorni hanno inserito nel proprio organico come stagisti gli studenti del Marco Polo: la maggior parte di loro è consapevole che, un caso di Tbc risalente a ormai un mese fa, non debba in nessun modo suscitare allarmismi, e anzi elogia l'operato di questi aspiranti esperti del settore «bravi - dice un coro quasi unanime - preparati e disponibili». Non manca, però, chi, a domanda precisa, preferisce non rispondere, o chi fa notare ancora una volta la scarsa trasparenza: «Con questi giovani ci troviamo molto bene - sottolinea un proprietario - e li avremmo voluti tra noi a ogni condizione. Se, però, la scuola, nel chiederci di prendere anche quest'anno dei praticanti a lavorare, ci avesse informati, saremmo stati più contenti». «Strano - commenta un genitore - il Preside aveva assicurato che avrebbe mandato, insieme alla Asl, una comunicazione in merito alle strutture contattate per gli stage».