Tubercolosi sottovalutata, pochi controlli

RomaControlli e profilassi «inadeguati» sulla tubercolosi. Il primo a lanciare l’allarme più di un anno fa è stato Fernando Aiuti, l’immunologo pioniere della lotta contro l’Hiv, nel suo ruolo di presidente della Commissione per le politiche sanitarie del Comune di Roma. La Tbc era stata completamente sconfitta nei paesi sviluppati ma ora, anche a causa dell’ondata migratoria, è tornata a presentarsi oltretutto, spiegava l’infettivologo, con ceppi resistenti alle terapie. Il professor Aiuti già alla fine del 2009 segnalava come i casi di infezione da Tbc fossero raddoppiati proprio a Roma rispetto agli anni precedenti, arrivando a rappresentare un rischio per la salute pubblica. La maggioranza dei casi riguardava gli immigrati e i campi nomadi a causa delle pessime condizioni igieniche in cui molti di loro vivono a stretto contatto e in completa assenza di controlli. In questo caso però anche il professor Aiuti rassicura le famiglie. «Il rischio del contagio per i piccoli è soltanto ipotetico», dice Aiuti, che però ritiene che sarebbe opportuno ripristinare i controlli periodici sulla Tbc per il personale sanitario, «almeno per quelli appena assunti», specifica.
I controlli infatti non sono previsti neppure per chi, come l’infermiera del Gemelli, viene a contatto con i neonati, più esposti al contagio perché il loro sistema immunitario è ancora in formazione. La diagnosi della tubercolosi non rientra nell’ambito dei controlli periodici per il personale degli ospedali. Tra gli esami previsti non rientra il test per la Tbc, confermano pure dalla direzione sanitaria del Gemelli. Un tempo era obbligatorio il vaccino che ora non viene più imposto al personale sanitario. «Il vaccino è stato di fatto abrogato ed al momento non credo sia reperibile - conferma Filippo Berloco della direzione sanitaria - Si è arrivati all’abolizione del vaccino anche per il personale sanitario dopo che diversi studi hanno dimostrato come la sua efficacia fosse limitata».
Il senatore Ignazio Marino(Pd), presidente della Commissione d’Inchiesta sul servizio sanitario nazionale, ricorda che «ogni anno in Italia vengono notificati circa 5.000 nuovi casi di Tbc ma il dato potrebbe essere sottostimato perché non tutti vengono diagnosticati». I casi sarebbero infatti il doppio.