Tubi, penne e vasetti: l’oggetto comune diventa ordigno

In 12 anni il bombarolo ha cambiato molte volte arma. Per colpire i bambini ha usato anche le uova di cioccolata

Uno dei primi attentati di Unabomber che causò un ferito grave, fu proprio sulla spiaggia: il 4 agosto 1996 un turista a Lignano (Udine) aprì l’ombrellone e fece cadere accidentalmente un tubo bomba che gli colpì l’arteria femorale. Un altro tubo bomba venne trovato lo stesso giorno sulla spiaggia di Bibione. La sequela di attentati del misterioso criminale che terrorizza da oltre dieci anni il Nord Est inizia nel 1994: a Sacile (Pordenone) esplode un tubo bomba alla Sagra dei Osei, un’affollata festa paesana, quattro feriti. Tra il 1994 e il 1995, tutti nella zona di Pordenone, esplodono diversi tubi bomba, alcuni dei quali provocano feriti. È chiaro che ci si trova di fronte a una mente criminale che abbandona ordigni per fare male senza uccidere. Quasi una sfida agli inquirenti che si trovano tra le mani solo poche tracce e per giunta quasi inutili. Nel 2000, 6 luglio, Unabomber torna sulle spiagge: sempre a Lignano un carabiniere in pensione rimane ferito da un tubo bomba che affiora dall’acqua sulla spiaggia. Nell’ottobre dello stesso anno viene il primo cambio d’arma: un uovo manomesso in una confezione in un supermercato di Portogruaro (Venezia). Un cliente aveva notato fuoriuscire un filo sospetto. Un mese dopo, altro cambio: un tubetto di conserva di pomodoro acquistato nello stesso supermercato di Portogruaro, da una casalinga che denuncia l’esplosione dello stesso tubetto in casa. Pochi giorni dopo dalla conserva alla maionese: un’altra casalinga porta ai carabinieri un tubetto di maionese sospetto che poi rivela contenere una piccola carica esplosiva.
Unabomber resta fermo per un anno. Si rifà vivo nel 2001, novembre, quando ritorna e cambia ancora sistema di azione. Si evolve: nel cimitero di Motta di Livenza (Treviso) un cero votivo esplode investendo una anziana e ferendola seriamente. Nel 2002, luglio, una donna compra un barattolo di Nutella in un supermercato di Porcia (Pordenone), il barattolo esplode senza ferirla. A Pordenone, nel settembre 2002, l’arma dell’«attentato» dà la conferma che vuole colpire i bambini: a esplodere è un tubetto di bolle di sapone. Un ferito. A dicembre dello stesso anno, giorno di Natale, si ritorna in chiesa, ma non con una candela: durante la messa solenne nel duomo di Cordenons (Pordenone), scoppia un tubo bomba piazzato sopra un confessionale.
Nel marzo del 2003, attentato anomalo nel Tribunale di Pordenone, con l’esplosione di un rudimentale ordigno sistemato sulla cassetta di scarico di un bagno pubblico. È del 25 aprile 2003 uno degli attentati più odiosi di Unabomber: una bimba in gita con i genitori sul greto del Piave a Fagarè della Battaglia (Treviso) viene investita in pieno dallo scoppio di un pennarello evidenziatore che aveva raccolto a terra. Resta ferita a una mano e perde un occhio. L’anno scorso, a Portogruaro, viene trovato un rudimentale meccanismo sotto il sellino di una bicicletta che doveva provocare uno scoppio; infine un altro attentato odioso, nel marzo del 2005: una bimba di 6 anni tenta di accendere una candela elettrica votiva nel duomo di Motta di Livenza (in provincia di Treviso) e viene colpita da un’esplosione che le danneggia tre dita della mano.