Tuck&Patti, tre serate da «anime gemelle»

Al confine tra jazz e pop, Tuck&Patti sono un caso della musica: il loro seguito è infatti trasversale, piacciono ai neofiti come agli intellettuali, riservando intuizioni ed emozioni agli uni e agli altri. Chitarrista radicato nel fertile terreno del blues e del country (che in seguito ha saputo evolversi nel segno stilistico di Wes Montgomery), Tuck Andress (classe 1952), con un passato rock e rhytm'n'blues (in particolare nei mesi trascorsi con la band del grande bluesman T-Bone Walker), la cantante Patti Cathcart (classe 1950), che evoca lo stile elegante di Sarah Vaughan e Dionne Warwick, insieme hanno costituito un duo di grande longevità: il primo album risale al 1988, e da allora il loro sodalizio è nel segno dell'amore (sono sposati da oltre 25 anni) e dell'armoniosa letizia. Tuck&Patti si sono infatti incontrati nel 1978 in una band a San Francisco, a quel tempo palestra per esperimenti nel settore del canto jazzistico. «Ero già in una band e un giorno Patti venne per fare un'audizione - ha raccontato Tuck -. È entrata, ha detto ciao a tutti e ci siamo messi a suonare. Dopo solo pochi secondi, ho capito che avevo trovato la mia anima gemella musicale. E non solo». In scaletta al Blue Note di via Borsieri 37, dove saranno di casa per tre serate consecutive a cominciare da oggi (doppio show ore 21 e 23; ingressi 37/32 euro) e dove assicurano platee sempre folte e buoni incassi (già, perché in Italia raccolgono affettuosi consensi), proporranno con il proprio stile riconoscibilissimo e immutabile i brani dell'album «I remember you», ripercorrendo classici di Ellington, Gershwin, Jerome Kern. Ma non dovrebbe mancare l'intrigante versione di «Time after time», il loro cavallo di battaglia, celebre cover di Cyndi Lauper, proposta al Festival di Sanremo nel 1989. Come sempre soli sul palco e senza alcun accompagnamento: da una parte Tuck, con il vibrato della sua chitarra semi acustica, e dall'altra Patti, con il fascino della sua voce morbida e sofisticata.