Un tuffo

di Serena Coppetti

Il problema è che alla fine finiscono. E se prima sembra di non poter mai partire, dopo sembra impossibile ricominciare. Siamo più stressati all'inizio della vacanza oppure il primo giorno di lavoro a ferie fatte e esaurite? Pare la storia dell'uovo e della gallina, tanto che fior fiore di esperti, tra psicologi coach e professionisti del management si sono arrovellati per stilare decaloghi e consigli su cosa fare «dopo» ma anche «durante» e addirittura «prima» di partire per non rischiare di trovarsi alla scrivania più neri dalla rabbia che dell'abbronzatura. Perché, diciamolo: sebbene ci sia qualcuno che riesca a vivere una vita in vacanza (beato lui), la maggior parte di noi, comunissimi mortali, arriva a un punto in cui ha davvero bisogno di prendersi uno stacco. A ognuno sta decidere «da» cosa. Dal lavoro, se è questo che rende routine il quotidiano, dalle solite quattro mura, magari fin'anche dalla famiglia, di sicuro dalle grane, dai problemi, dalle cose-da-fare-perché-vanno-fatte. La vacanza serve, intesa alla vecchia maniera latina, ovvero semplicemente «tempo vuoto». Pausa. Stop. Ognuno dai propri stress, chiusi (se siamo stati bravi almeno in questo) a doppia mandata quando siamo usciti con la valigia. Che fare? Dentro ci sarà sempre la vocina di Rossella O'Hara a sussurrare «ci penserò domani». I tecnologici penseranno di cavarsela restando in perenne connessione. Col tablet in bocca al fenicottero gonfiabili il rischio (e qui non ci vogliono gli esperti per capirlo) è di tornare più stravolti di prima senza mai avere davvero staccato la spina. Perché ormai dalla Svezia in giù lo hanno detto chiaro: lavoro duro ma anche relax totale sono compagni inseparabili per essere al top delle prestazioni. L'ozio non ha più niente a che vedere col vecchio padre dei vizi ma è diventato, non si sa come, il nonno delle nuove virtù. Una cosa seria, insomma. E allora, come togliersi il costume e annodare la cravatta restando per quanto più tempo possibile con il sorriso sulle labbra? Tra le tante regole (ne trovate a bizzeffe su internet) per un rientro con ciambella di salvataggio ne abbiamo sintetizzate tre.

Eccole.

PRIMA DELLA PARTENZA

Fate una lista delle cose da fare al rientro partendo dagli impegni meno stressanti e via a salire di pressione. Fissate già una data per una colazione di lavoro con il team non per stabilire impegni ma per pensare a nuovi progetti creativi, visto che siete con la mete più fresca e rilassata (lo consiglia Maria Vittoria Mazzarini, esperta di Smartworking di Methodos Italia, società di consulenza che affianca le aziende nei processi di Change Management).

DURANTE

E qui (esperti dite quello che volete) c'è una sola regola: godetevela. O no?

DOPO

Non pretendete di sbrigare tutto il primo giorno. Cambiate qualcosa nella routine: tipo fate una strada diversa per andare a lavorare oppure cercate un nuovo locale per la pusa pranzo magari con un collega diverso dal solito. Soprattutto rientrate un giorno prima per ammortizzare i benefici. Programmate subito una nuova vacanza e organizzate qualcsa di entusasmante da fare appena rientrati in città (lo sostiene Hayas società leader nel recruitent specializzato).

Ora fatene quello che volete. Anche solo una bella risata. Che per ricominciare va bene anche quella.