Tulliani, il giallo del Circeo: villa a rischio demolizione

La domanda di condono sull’immobile costruito nel Parco naturale e
ampliato abusivamente è ferma dal ’95. Il Comune: "Siamo indietro"

Roma Residence Belvedere di Ulisse, Sabaudia. Partono da questo villino quadrifamiliare, tuttora a rischio abbattimento, i primi «guai» del clan Tulliani, deciso a sbarcare sull’arenile preferito dai vip capitolini, a un centinaio di chilometri da Roma. È una storia di burocrazia infinita, di vani che raddoppiano, di vincoli ambientali minacciati.
Tutto ha inizio il 27 febbraio 1992: è il giorno in cui si realizza il sogno piccolo-borghese dei Tulliani. La casetta in via Caterattino viene acquistata dalla prima proprietaria, la signora Patrizia Morganti, che l’aveva acquistata da un’impresa di Terracina nel 1983, appena costruita. Ma per il signor Sergio e la moglie Francesca Frau la casa su due livelli è un po’ angusta per tutti loro, i figli Elisabetta e Giancarlo compresi. Quindi il sogno deve essere, come dire, ristrutturato. E così, il quartierino balneare di quella che all’epoca è ancora un’anonima famiglia romana - lui funzionario dell’Enel, lei casalinga, i due figli studenti - viene sottoposta a interventi di ampliamento.
Interventi naturalmente abusivi, come ammettono gli stessi legali della famiglia. Una «tettoia» e un vano in più secondo loro, tre vani e mezzo secondo il Catasto che - inspiegabilmente, dato che l’allargamento non è sanato - annota in data 24 marzo 1995 la variazione dell’unità immobiliare e soprattutto il raddoppio della rendita catastale, che passa da 515,17 euro a 1.039,33 euro. Strano, perché gli interventi sarebbero avvenuti nel 1993. E perché la richiesta di condono è ancora ferma negli uffici urbanistici della cittadina laziale. Uno standby quasi da record.
«La domanda di sanatoria - dicono al comune pontino - è stata presentata il 28 febbraio del 1995», dunque un mese prima della modifica catastale. L’immobile rientrerebbe perfettamente nei parametri fissati dalla legge 724 del 1994 sul condono edilizio: la casa è stata ultimata entro il 31 dicembre 1993 e l’ampliamento non supera il 30% della volumetria originaria, come prevede l’articolo 39 della norma. Al comune annuiscono. Ma i Tulliani si sono realmente mantenuti entro i termini di legge nonostante i tre vani e mezzo in più? Come è stato possibile? Semplice: bagno e cucina al piano terra vengono ricavati da una veranda preesistente (chiusa su tre lati), una terza stanza viene realizzata (abusivamente) ex novo. In più «c’è la chiusura di un portico» come spiegano all’Ente Parco del Circeo, che successivamente rilascerà il nulla osta.
Insomma, siamo di fronte a un abuso che, secondo i tecnici dell’Ente, va calcolato in 16,66 metri quadri aggiuntivi (i nuovi servizi) a cui vanno sommati gli altri 8,25 metri del vano (citato dai legali, ndr) e i 52 metri quadri del portico chiuso. Si tratta in sostanza di un appartamento medio-piccolo, eppure rientra nei parametri prefissati dall’Ente che salvaguarda il Parco naturalistico fra Anzio e Terracina. Ma la pratica resta al palo, bloccata nell’Ufficio abusivismo edilizio di Sabaudia. Perché? «È vero che la domanda di sanatoria per la tettoia e le cubature di tre vani e mezzo è stata inoltrata nel ’95 - spiegano in Comune - ma a oggi la pratica, sebbene sia anche corredata di nulla osta dell’Ente Parco, è ancora sospesa». Manca il vincolo idrogeologico previsto dal Piano di assetto.
Giova ricordare che si tratta sempre di una villa costruita in un’area protetta, seppure a «lottizzazione convenzionata». E dunque vigono comunque i vincoli paesaggistici, naturalistici e appunto idrogeologici. «Le lungaggini di una pratica - spiega al Giornale il vicesindaco di Sabaudia Giovanni Secci - sono dovute proprio alla necessità di ottenere il nulla osta da ogni ente preposto». All’ufficio condono ci sono migliaia di pratiche da valutare ma «il personale dipendente - si lamenta Secci - è insufficiente». Almeno per ora: «Recentemente abbiamo approvato una delibera comunale che dovrà potenziare questa struttura in modo da smaltire quante più richieste possibile», promette il vicesindaco.
Ma allora perché è arrivato comunque il via libera al condono? Fonti dell’Ente parco precisano che l’ok al condono, chiesto appena un giorno prima della domanda, il 27 febbraio 1995, viene accolto il 23 agosto del 2001. Da chi? Dal commissario straordinario, visto che formalmente l’Ente Parco si costituirà solo nel 2003. «Era un atto dovuto - insistono - visto che si trattava di un modesto ampliamento. Se dovessimo negare il parere favorevole per migliaia di piccoli abusi commessi a Sabaudia dovremmo abbattere centinaia di costruzioni al giorno». Già. Ecco perché per la villa sul mare dei Tulliani il rischio abbattimento non è affatto scongiurato.