Tullo, la lunga marcia dal Pci

Genovese, 48 anni, sposato e con un figlio: tutta qua la biografia essenziale di Mario Tullo, appena eletto -per la prima volta - alla Camera dei deputati per il Partito democratico. Da lui, del resto, genovesissimo anche nella riservatezza, non c’è da aspettarsi molto di più, sul piano dei trascorsi personali, tutti «giocati» sull’asse Genoa-famiglia-sezione del partito.
Ben più pingue il curriculum politico: poco più che ragazzo, Tullo aderisce al Partito comunista italiano, poi segue tutte le vicende (e le vicissitudini) dei «compagni», partecipando successivamente alla formazione del Partito democratico della sinistra e dei Democratici di sinistra, fino all’approdo finale e attuale nel Partito democratico.
La sua carriera politica, comunque, è iniziata nel 1975, nell’ambito dell Fgci, la Federazione giovanile comunista, eccellente «scuola di partito» e fucina di tante carriere illustri al vertice del partito (basti pensare a Massimo D’Alema).
Nella Fgci Tullo ha scalato le posizioni divenendo membro della Direzione nazionale (nel 1985) e mantenendo sempre un forte interesse per il mondo dell’associazionismo, sport e terzo settore.
Nello stesso anno, spinto soprattutto dal consenso dei giovani comunisti, diventa consigliere del Comune di Genova. L’esperienza gli è utile per farsi conoscere e apprezzare, tanto che diventa presto uno dei «papabili» per incarichi assessorili. Il momento giusto arriva nel 2001, quando gli attribuiscono la delega di assessore allo Sport e al Commercio. Nello stesso anno viene eletto segretario provinciale della Federazione dei Ds, carica che mantiene fino al 2005, quando diventa segretario dell’Unione regionale.
Al momento della costituzione del Partito democratico, è sempre in prima fila per un incarico di vertice. E le primarie del 14 ottobre 2007 lo vedono eletto segretario regionale ligure del Pd. Da qui alla Camera il passo è stato breve.