Tumori, i due colossi dell'oncologia uniti nella lotta contro il cancro

Istituto tumori e Ieo alleati, soprattutto nella ricerca. L'oncologo de Braud si è appena trasferito da un ospedale all'altro

Nemici e amici al tempo stesso, concorrenti e alleati. È un rapporto intenso e controverso quello tra i due più grossi istituto oncologici di Milano: lo Ieo, fondato nel 1994 da Umberto Veronesi e l'Istituto nazionale dei tumori di via Venezian, in pista da prima della guerra e trasformato in fondazione nel 2006. Due colossi in un unico territorio.
Una convivenza scomoda? Tutt'altro. Le richieste a cui far fronte sono enormi, un paziente su due arriva da fuori regione, e per sopravvivere in una situazione di perenne emergenza l'unica strada possibile è la collaborazione. E allora i due giganti dell'oncologia, lo Ieo con la sua continuità amministrativa, l'Istituto tumori con più cambi alla guida, portano avanti numerosi progetti «a braccetto». Soprattutto in laboratorio. A confermarlo è Filippo de Braud, l'ex direttore della divisione di Farmacologia dello Ieo recentemente assunto dall'Istituto tumori come primario della divisione di Oncologia medica. «Tra i due istituti - spiega de Braud - c'è una collaborazione forte nella ricerca di base. Ad esempio nel progetto Ifom sull'oncologia molecolare». Si lavora in tandem anche sulla ricerca clinica. E sembra si stiano facendo passi da gigante sullo sviluppo di nuovo farmaci, sulle nuove possibilità di cura. «I nuovi farmaci molecolari - aggiunge de Braud - sono i più interessanti, stiamo facendo progressi enormi. Stiamo anche migliorando le tecniche diagnostiche». I progressi sono tangibili, sia allo Ieo sia all'Int: è vero, non si è ancora arrivati a poter guarire il cancro, ma si è riusciti a renderlo una malattia cronica.
Ora de Braud lavora all'Int e porta con sé l'insegnamento di Umberto Veronesi che, appunto, prima di fondare lo Ieo lavorava all'Istituto tumori: «Da Veronesi ho imparato innanzitutto il rispetto per il paziente, fondamentale per condividere con lui il percorso». Tanti i casi celebri di «vasi comunicanti» tra professionisti che si sono trasferiti da un istituto all'altro. Due per tutti: Ugo Pastorino, direttore del dipartimento di chirurgia, e Giuseppe Pelosi, direttore del dipartimento di patologia diagnostica.