Tunisino sgozza la moglie con nove coltellate

All’origine del delitto la gelosia dell’uomo, il 25enne Walid Hamani, immigrato con regolare
permesso di soggiorno e precedenti per spaccio. Dopo aver
colpito mortalmente la donna che voleva lasciarlo, Lisa Molino, ha rivolto la
lama contro se stesso

Genova - I poliziotti l’hanno trovata distesa sul letto, supina, il corpo seminudo e ormai senza vita, in un lago di sangue. A ridurre così Lisa Molino, 22 anni, era stato, pochi minuti prima, verso le 22 di domenica, il marito Walid Hamami, ventitreenne tunisino, da anni in Italia con regolare permesso di soggiorno. Anche lui giaceva in un lago di sangue, con un profonda ferita alla gola, appena fuori del portone del palazzo in cui si trova l’appartamento abitato dalla coppia, in via De Vincenzi, a Molassana.

«Ho ucciso mia moglie» continuava a ripetere, mentre gli agenti si adoperavano per tamponare la copiosa emorragia. Una scia di gocce di sangue segnava la discesa di Hamami lungo cinque piani di scale. Immediato il ricovero in ospedale, al San Martino, dove l’uomo è stato sottoposto nella notte a intervento chirurgico per ridurre le conseguenze dello squarcio che si sarebbe inferto subito dopo aver colpito ripetutamente - con almeno nove coltellate, di cui una mortale alla giugulare - la giovane moglie. Le condizioni del tunisino restano gravi, anche se non sarebbe in pericolo di vita.

Fin qui i fatti, come si sono presentati agli occhi degli agenti di polizia richiamati dai vicini che avevano sentito le urla provenire dall'appartamento della coppia e dal pianerottolo. Ma sarebbero ancora da accertare le cause scatenanti e, soprattutto, l’esatta dinamica della tragedia, anche alla luce delle prime dichiarazioni, ancora confuse, del tunisino. Il quale - riferisce il suo avvocato Efrem Rainero - «afferma di essersi difeso dopo essere stato colpito dalla moglie, in evidente stato di alterazione per l’uso di sostanze stupefacenti». Resta anche da chiarire perché la polizia scientifica abbia trovato sul luogo del delitto due coltelli insanguinati: entrambi potrebbero essere stati usati dall’uomo, uno per colpire la moglie, l’altro contro se stesso. Ma potrebbe darsi anche che i due, dopo un furibondo litigio, abbiano incrociato le lame e si siano reciprocamente accoltellati. Su questo, solo la conclusione degli esami delle impronte digitali sui manici dei coltelli e l’autopsia, prevista per oggi, sul cadavere di Lisa Molino, potranno dire una parola definitiva.
Finisce così, in tragedia, l’unione fra Lisa e Walid che durava da un paio d’anni e, a quanto pare, non era mai stata vista con favore dai familiari della donna. Matrimonio in abito bianco con tanto di servizio fotografico, ricorda chi li conosceva. Ma l’idillio è durato poco. Lui forse era troppo geloso. Lei forse troppo bella. Liti e scenate e alla fine lei decide di andarsene. Tornata a casa per riprendere alcuni effetti personali, Lisa avrebbe trovato il marito fuori di sé e la lite è subito degenerata.

Il dramma si è consumato in un appartamento al quinto piano. I vicini, allarmati dalle grida, hanno chiamato il 113 mentre Walid, ferito, scendeva le scale urlando. Nella casa della coppia c’era sangue dappertutto. Sulle pareti, in salotto, ancora i segni dei momenti felici: la foto del matrimonio e un piatto in terracotta di artigianato tunisino con sopra incisa la data delle nozze, luglio 2007.

Di recente Lisa si era trasferita a casa del padre e della compagna di lui con i quali lavorava in un bar del quartiere. Quel matrimonio - insistono le prime testimonianze raccolte -, non era stato mai visto di buon occhio, in particolare dal padre della ragazza. Walid aveva precedenti per spaccio, e non aveva un lavoro fisso. Su di lui pendeva un provvedimento di espulsione, emesso un anno prima del matrimonio. Nell’appartamento di Molassana la coppia si era trasferita cinque mesi fa e i vicini hanno raccontato di aver incontrato i due soltanto quando rincasavano o uscivano.

Sul posto, subito dopo la tragedia, sono arrivati il medico legale e il sostituto procuratore Francesco Pinto che coordina le indagini. Intanto Walid Hamami, dopo le cure e l’intervento chirurgico, è stato trasferito su disposizione del magistrato al reparto detenuti del nosocomio dove si trova ricoverato in prognosi riservata e piantonato.