Un tunnel salverà Genova dall’alluvione

Fabrizio Graffione

Dalla parte dove sfocia il tubo in plexiglass, cioè in corso Italia, ci sono tanti sassolini blu, gialli e rossi che formano il mosaico del futuro litorale. Il suo diametro è di una ventina di centimetri. Quando sarà costruito per davvero il tunnel sarà largo 9,5 metri per una lunghezza di oltre 6,5 chilometri e scorrerà sotto la città attraversando la galleria San Martino, il rio Noce, il rio Rovare e il rio Ferreggiano. Davanti al plastico di scolmatore c'è un marchingegno che simula le ondate di libeccio sulla massicciata alta pochi centimetri, che nella realtà saranno circa un metro e mezzo, sul livello del mare. Un altro modellino di cemento prefabbricato, legno, metallo e aggeggi in stile «meccano» riproduce in scala uno a cinquanta il Bisagno. A lato della Sciorba spunta l'inizio dello scolmatore. Di fronte ci sono le paratoie di contenimento dell'acqua in pezzi di plastica tenute da qualche vite, che nelle dimensioni reali saranno larghe quanto il fiume e saranno azionate con un sistema automatico indipendente. È l'opera che, insieme all'allargamento dell'alveo a Brignole e alla Foce, salverà Genova dalla piena duecentennale. I modellini di prova sono stati presentati l'altro giorno nella sede della società di ingegneria Sogreah, a Grenoble.
Alla fine del mega appalto, di un costo totale di 410 milioni di euro, 170 per lo scolmatore, 170 per il tratto questura Brignole, 70 per quello in corso tra Foce e questura, si potrà difendere dalle piene un territorio di oltre centomila abitanti riuscendo a smaltire oltre 1300 metri cubi d'acqua al secondo. Basti pensare che nell'alluvione degli anni settanta ne scesero circa 950 metri cubi. Per capire come riuscire a smaltire una tale massa di acqua, detriti e fanghiglia, la Provincia di Genova, patron del progetto di bacino, ha inviato la Commissione lavori, con il vice presidente Paolo Tizzoni, nei capannoni della società francese. Si tratta di un'azienda specializzata in costruzioni di dighe, porti, bacini e ponti, tra le migliori al mondo, che lavora da ottanta anni in vari paesi e oggi conta circa mille dipendenti. Lì, alla periferia della cittadina della Savoia, a un paio di ore di auto dal Frejus, è nato e si sta perfezionando il modellino di «lego» che sarà pronto definitivamente fra un mese e mezzo. Dentro quell'enorme laboratorio di diecimila metri quadrati, i cervelloni e i tecnici super specializzati del pool di aziende che lavorano al progetto, oltre alla francese anche le italiane Technital, studio Maione associati e studio Galli Ingegneria, decidono il funzionamento dello scolmatore. E proprio davanti ai consiglieri provinciali gli ingegneri hanno risposto a dubbi e domande. Si è simulato il corso dell'acqua durante una normale giornata di pioggia. Poi si è aumentata, attraverso un sofisticato meccanismo, la portata fino ad arrivare a 1050 metri cubi al secondo. Quindi la catastrofe. Oltre 1500 metri cubi d'acqua al secondo, equivalente alla piena cinquecentennale, che distruggerebbe tutto il capoluogo ligure. Anche se la portata massima è di oltre 1300 metri cubi, risulta, almeno dal modellino, che la struttura riesca a resistere. Durante la presentazione, giudicata dai consiglieri, sia di minoranza sia di maggioranza, molto utile ed esplicativa, sono stati fatti funzionare anche le riproduzioni, ancora in scala uno a cinquanta, dei pozzi che riguardano il Noce, il Rovare e il Ferreggiano. Se si dovessero trovare i finanziamenti la mega opera potrrebbe partire nel 2007 per concludersi nel 2011. L'iter burocratico è stato, come in altre occasioni, molto lungo e laborioso. Si è partita con la proposta di progetto nel 1994. Quindi nel 1998 è stata presentata la prima bozza, nel 2000 il progetto preliminare, nel 2002 l'approvazione della conferenza dei servizi. «Lo studio - spiega il vicepresidente provinciale Paolo Tizzoni - è pronto e curato nei minimi dettagli. Ora spetta al governo confermare il finanziamento dell'opera. Mi auguro che i soldi arrivino e quindi mi aspetto almeno una lettera di impegno per inserire i fondi dell'opera nel bilancio provinciale».