«Turba i clienti»: Malindi vietata per il padre dell’italiana uccisa

Numerosi hotel l’hanno respinto. L’inchiesta: fermato anche il giardiniere. Si cerca un’auto blu

Marta Bravi

Si cerca un’auto scura, probabilmente blu. Queste le ultime notizie che arrivano da Malindi, Kenya, dove la polizia sta compiendo le indagini alla ricerca dei quattro banditi responsabili della morte di Anna Piera Mignano, avvenuta davanti al cottage dell’esclusivo quartiere keniota di Casuarina la notte tra giovedì 5 e venerdì 6 gennaio. Proseguono intanto da sabato i serrati interrogatori ai primi due uomini fermati, il cameriere e il giardiniere che prestavano servizio presso la villa in cui Anna Piera, il fidanzato Marco Lombardo e un’altra coppia di amici avrebbero dovuto trascorrere la notte, anche se ancora non è stata formulata nessuna incriminazione formale per i due uomini, considerati al momento dalla polizia locale solo basisti del gruppo.
Ieri mattina, all’ospedale Pandwa della vicina e più grande Mombasa, è stato eseguita l’indagine post mortem, dopo che il padre Giovanni Mignano ha riconosciuto il corpo. Oggi dovrebbe rientrare in Italia con i resti della figlia, che è stata cremata nel pomeriggio. Tornerà finalmente a casa, lasciandosi alle spalle un Paese in cui probabilmente non tornerà mai più. Anche a causa della forte ostilità con cui si è dovuto scontrare al suo arrivo: invece di accoglierlo con un minimo di calore, come sarebbe stato umano aspettarsi, gli albergatori di Malindi si sono addirittura rifiutati di ospitarlo, con la giustificazione che altri ospiti non avrebbero gradito quella tragica presenza. Alla fine il povero padre ha trovato ospitalità presso Villa Suzanne, una depandance dell’Hotel Tamani Jua.
Secondo le prime ricostruzioni, dunque, i quattro amici, Anna Piera, Marco Lombardo futuro sposo, Arianna Conti e Mauro Strezza sarebbero arrivati, dopo la cena alla Moon House di Alberto Leonardis, alla villa che si trova in fondo a una strada sterrata e senza illuminazione, in Frangipani Road ed è circondata su tre lati dalla boscaglia e da cepugli molto bassi. Un luogo ideale per rapinare dei ricchi turisti italiani. È circa l’una di notte e gli amici, a bordo di una Toyota Corolla bianca presa a noleggio, si avvicinano al cancello e danno un colpo di clacson come è usanza in Kenya. La guardia apre e la macchina entra. Nel frattempo il guardiano viene colpito alla testa, mentre il cane da guardia, un feroce Rhodesian Ridgeback è in gabbia, come era stato ordinato dagli ospiti nel pomeriggio. Dietro agli italiani entrano quattro malviventi, probabilemnte attirati dalla macchina nuova fiammante, appetibile fonte di guadagno per i locali che hanno l’abitudine di sventrarle per rivendere i pezzi di ricambio. I rapinatori si sarebbero appostati con un’auto scura e fari spenti, come riferiscono fonti certe, fuori dalla villa con il motore acceso, in attesa delle loro vittime. Tre di loro sono armati di bastoni, il quarto impugna un mitra AK 47. Anna Piera e Arianna, sedute sui sedili posteriori, scendono per prime. Forse Anna si era accorta dei banditi perché ha lasciato i sandali sull’auto ed è scesa a piedi nudi sulle taglienti pietre del giardino. A quel punto esplode il colpo che trapassa la portiera della Toyota attraversando il torace di Anna fino all’aorta addominale. Il colpo sarebbe partito involontariamente, secondo il capo della polizia turistica di Malindi, Joseph Macaria Ruku, forse a causa di uno scatto di nervosismo. Anna si accascia e l’amica corre in suo aiuto. In quel momento la ragazza si accorge dei banditi, che sembrano «stupiti e attoniti» a quanto riferisce, e corre verso casa. Anche Mauro corre, schiaccia il pulsante dell’allarme e in pochi minuti l’auto della security arriva. I banditi fanno appena in tempo ad avventarsi sulla vittima, strappandone la catenina che ha al collo, il cellulare che stringe in mano, e 3mila scellini kenioti, l’equivalente di 50 euro. A quel punto gli uomini saltano sull’auto blu e si danno alla fuga.