LE TURBINE NON GIRANO COI NO

Anticipazioni del programma o cattura del consenso di nicchia? Progetti da leader quinquennale o conversazioni da bar? Questo dovranno chiedersi gli elettori riflettendo sulle esternazioni fatte ieri da Romano Prodi sulla politica energetica. Dire «no» al nucleare non basta, perché i «no» non fanno girare le turbine. E poi l'industria nucleare è la più sicura e non inquina, producendo solo vapore acqueo. Sicuramente Prodi sa che andrebbe incontro all'opposizione degli ambientalisti e dei Verdi, del cui voto ha bisogno per andare al potere nel 2006, e dei bisogni futuri e lontani dell'azienda-Italia non si preoccupa.
Lo attirano le energie rinnovabili e, come in una conversazione al bar dello sport, dice che lui preferirebbe puntare sul solare - non è questo il Paese del sole? - anziché sull'eolico: perché non si può mettere una pala qui e una pala là. Con tono convinto da agrimensore ha detto: «Se c'è la possibilità di fare un grande campo eolico si fa, se no non si fa». Beh, in fondo non sembra difficile fare il presidente del Consiglio!
Poi sfodera la sua carta: puntare sui rigassificatori, che «sono una cosa seria». Si tratta di impianti per produrre il gas naturale liquefatto (Gnl) ovvero per rendere liquido il gas e trasportarlo quindi con navi cisterna dai luoghi di produzione evitando la rete dei gasdotti. Che ci sia una spinta verso i consumi di gas naturale è cosa ormai risaputa (noi ne importiamo grandi quantità dalla Russia e dall'Algeria), ma non cambia il problema, che resta quello del rifornimento energetico: liquefatto o no, dovremo sempre importarlo. La prospettiva può essere interessante dal punto di vista industriale anche per mercati terzi, ma non risolve il problema del fabbisogno. Il quale può trovare una soluzione nelle fonti rinnovabili, tra le quali il nucleare è la più sicura, perché il solare e l'eolico sono comunque destinati a soddisfare una quota molto piccola del fabbisogno.
In passato, Prodi era stato a favore del nucleare, e adesso giudica «un errore» averlo abbandonato. Tuttavia difende quella decisione ed è pronto a imbarcare nel governo i Verdi, che se finora hanno dato voce alla lobby anti-nucleare, non hanno fatto molto per contribuire a una politica alternativa. Come unico argomento nuovo contro il nucleare, Prodi ricorda Cernobil: un tragico evento determinato da errori e negligenze, buono ancora per fare leva su timori diffusi. E questo sì che si integra nella strategia catastrofista dell'Unione.
I politologi del centrosinistra hanno sempre affermato che il centrodestra, e in particolare Forza Italia, raccoglieva i voti negli strati meno evoluti culturalmente. Eppure l'Unione sta puntando proprio su questi con i suoi messaggi. Come quello che la riforma federale rompa l'unità del Paese. Proprio questa riforma ha riservato allo Stato la potestà di legiferare sulla «produzione strategica, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia», sottraendo questa materia al limbo della legislazione concorrente dove l'aveva confinata la riforma del Titolo V della Costituzione approvata dal centrosinistra nel 2001 con quattro voti di maggioranza.
Non meraviglia che Prodi stenti a tracciare un programma nazionale: egli sa bene che, se vincesse il centrosinistra e, per trascinamento, non venisse approvata la riforma costituzionale della CdL, si troverebbe a guidare un governo con scarsi poteri nazionali. Perciò si limita a un programma fatto da tramezzini.