Turchia, 100mila al funerale del giornalista armeno ucciso

Istanbul - Oltre 100 mila persone hanno seguito il feretro del giornalista turco-armeno Hrant Dink, ucciso venerdì scorso da un giovane ultranazionalista, fino al cimitero armeno di Balikli di Istanbul, dove la salma è stata seppellita nel silenzio generale. Dopo la sepoltura la folla commossa si è dispersa nel massimo silenzio e ordine, mentre circa 6 mila poliziotti svolgevano il servizio d'ordine.
Il sacrificio di Dink potrebbe non essere stato vano: l'assassinio del giornalista turco potrebbe essere la base di un primo tentativo di dialogo tra Ankara ed Erevan. Tentativo sugellato dall'invito «storico» del ministro degli Esteri turco Abdullah Gul al governo armeno a partecipare ai funerali, ai quali sono stati inviati l'arcivescovo della Chiesa armena d'America, Khajag Barsamyan, il vice ministro degli Esteri Arman Kirakossian e il rappresentante di Erevan all'Organizzazione per la cooperazione economica nel Mar Nero, Karen Mirzoyan. È solo un primo passo, ma importante, per due Paesi che non hanno rapporti diplomatici e che dal 1993 hanno chiuso il confine. Al centro della contesa il rifiuto di Ankara di riconoscere quello che Erevan e molti storici definiscono il «genocidio» degli armeni commesso dai turchi durante e dopo la prima Guerra mondiale.