Dalla Turchia all’Argentina ora rischiano i titoli di Stato

Anche Pakistan, Kazakhstan e Ucraina sull’orlo dell’insolvenza come l’Islanda. L’analista: «Sono i danni collaterali della bufera»

da Milano

Rischia di aprirsi un nuovo fronte nella crisi globale dei mercati: quello dei titoli di Stato dei paesi emergenti, che sono finiti a loro volta sotto fortissime tensioni nel timore che si assista a un proliferare di casi simili a quello dell’Islanda. Un paese non di primo piano nell’economia globale, ma per cui la tempesta finanziaria si è trasformata in un quasi disastro nazionale. Sono sei gli stati a più alto rischio insolvenza che oggi finiscono in apertura del dorso di finanza del Financial Times, oltre alla stessa terra dei geyser, sono Pakistan, Argentina, Ucraina, Kazakhstan e Turchia. Anche altri sono sotto pressione, stanno tutti risentendo dei «danni collaterali» della crisi del credito in Occidente, dice un analista.
Salgono alle stelle i costi per assicurarsi dall’insolvenza sui loro titoli di Stato, tramite i «credit default swaps», o Cds. I costi dei Cds si misurano in punti base, che equivalgono a circa 1.000 dollari per assicurarsi su 10 milioni di dollari in titoli di Stato. La situazione più grave è quella del Pakistan, dove le autorità stanno drammaticamente bruciando le riserve in valuta estera per sostenere la divisa nazionale, la rupia.
Venerdì il costo dei Cds per assicurarsi sui bond statali pachistani era già a 2.500 punti base, ieri è schizzato oltre 3mila punti. Ora costano oggi il triplo rispetto ai livelli che si registravano su Islamabad prima del fallimento di Lehman Brothers, il 15 settembre scorso, il dissesto da cui si è innescata l’ultima ondata di crolli a catena dei mercati.
L’andamento di questi strumenti sconta probabilità di insolvenza rispettivamente del 90 per cento per il Pakistan, 85 per cento per l’Argentina - già finita in default all’inizio del decennio - 80 per cento per Ucraina e Islanda, 60 per cento per il Kazakhstan e 35 per cento per la Turchia. Quest’ultimo paese è l’unico ad aver assistito a un attenuamento delle tensioni ieri, mentre i mercati internazionali rispondevano positivamente con spumeggianti rialzi alle iniziative anti crisi del G7 e dei paesi dell’area euro. I costi dei Cds per assicurarsi sui titoli di Stato turchi sono calati ieri a 480 punti, dai 540 di venerdì.
Alcuni di questi paesi, come il Kazakhstan e la Lituania creano preoccupazioni per l’elevato utilizzo della leva finanziaria da parte delle loro banche, un problema del tutto simile a quello di diverse banche in Europa occidentale. Altri, come Turchia e Ungheria, prosegue il Financial Times, sono a rischio per i forti disavanzi di partite correnti, ovvero il passivo che accusano nei confronti dell’estero sommando gli scambi di beni ai flussi sulle poste finanziarie.
Paesi che rappresentano «i danni collaterali della crisi del credito in Occidente», secondo Nick Chamie, direttore della ricerca per i paesi emergenti per la Rbc Capital Markets. «Nei bei tempi traggono benefici ma ora che la situazione è virata al peggio, queste economie sono sotto pressione - spiega -. Anche se non affermerei che sono probabili insolvenze per le prossime settimane, sicuramente ci sono rischi più elevati».