Turchia, centomila in piazza contro Ratzinger

Ma il Gran Muftì usa toni più morbidi nei confronti del Vaticano

nostro inviato a Istanbul
Per loro il Papa è un nemico ed è meglio che in Turchia non metta piede. Loro sono i sostenitori del Partito conservatore islamista (Sp), dichiaratamente fondamentalista. Conta poco nel panorama politico del Paese: alle ultime elezioni ha raccolto solo il 2,5 per cento dei voti e non è rappresentato in Parlamento. Ma è capace di mobilitare le masse.
Qualche avvisaglia si è avuta nel weekend quando nei quartieri più islamizzati di Istanbul si sono svolte piccole manifestazioni contro Benedetto XVI. Nulla in confronto a quel che accadrà il 26, due giorni prima dell’inizio della visita ufficiale del Pontefice. Domenica prossima almeno centomila persone sfileranno nella città sul Bosforo dietro a un enorme striscione che recherà questo slogan: «Non lasciate che l’ignorante e astuto Papa venga in Turchia». Lo scorso mese di settembre i musulmani turchi esternarono vivacemente la loro indignazione per l’infelice, sebbene, nelle intenzioni, involontario passaggio sull’Islam del discorso pronunciato da Ratzinger all’Università di Ratisbona; ora non esitano a insultarlo. Ipersensibili allora, dichiaratamente offensivi ora. Vien da pensare: che cosa sarebbe successo se un Gran Muftì fosse stato accolto a Roma con slogan analoghi?
E che cosa succederà durante il viaggio di Benedetto XVI, che in quattro giorni toccherà Ankara, Efeso e Istanbul? Le misure di sicurezza sono imponenti e le probabilità di un attentato remote. In teoria anche le manifestazioni di piazza dovrebbero essere circoscritte: il partito conservatore islamista non pare intenzionato a convocare altre manifestazioni durante la visita. Ma bastano poche migliaia di facinorosi a trasformare in un inferno la visita, che chiaramente non è gradita dai musulmani moderati di Giustizia e Libertà, il partito al potere. Erdogan, come noto, non incontrerà il Pontefice, il sindaco di Istanbul nemmeno. Le elezioni politiche si avvicinano ed è chiaro che i principali leader politici vogliono evitare di farsi fotografare con il massimo rappresentante della Chiesa romana. La loro base non gradirebbe.
Rispetto a qualche giorno fa sono perlomeno cambiati i toni nei confronti del Vaticano. L’incontro con il presidente Sezer e con il ministro degli Esteri Gul si preannuncia cordiale e anche quello con Ali Bardakoglu, il direttore degli Affari religiosi, massima autorità islamica del Paese, dovrebbe risolversi senza tensioni diplomatiche. Sebbene proprio il Muftì sia stato uno dei più veementi censori del Pontefice dopo Ratisbona, ora non sembra intenzionato a riaffrontare la questione. «Bisogna guardare avanti - ha dichiarato Bardakoglu in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel -, se il Papa non menzionerà quell’episodio io non lo solleverò». E assicura che il suo è «un Paese ospitale. Accogliamo sempre i nostri ospiti in modo civile, anche quando non siamo d’accordo con loro».
Di certo solo le frange più radicali della società si appassionano a una visita destinata a segnare il confronto tra Islam e Cristianesimo. La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica ha seguito i preparativi con palese indifferenza ed è verosimile che non cambierà atteggiamento quando il Papa, superprotetto dai servizi di sicurezza turchi e svizzeri, sfreccerà per le strade delle loro città. L’indifferenza è comunque preferibile all’odio.
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