In Turchia un comitato per liberare la Siria

Potrebbe essere vicina a una svolta la drammatica crisi siriana. Mentre il presidente Bashar al Assad continua la sua spietata repressione contro ogni forma di dissenso (anche ieri almeno 11 morti nelle manifestazioni represse dal regime) e incassa sempre nuove critiche anche fa governi amici, gli oppositori annunciano la nascita di un Comitato nazionale di transizione che dovrebbe coordinare le iniziative dirette a far uscire il paese dalla guerra civile non dichiarata che in cinque mesi ha fatto migliaia di morti. L’organismo, denominato non a caso come quello che in Libia ha gestito il conflitto civile e abbattuto il regime di Muhammar Gheddafi, è costituito da 94 personalità che ieri ad Ankara hanno eletto a maggioranza il loro presidente: Burhan Ghaliun, originario di Homs, da decenni residente in Francia dove da anni è docente di sociologia politica alla Sorbona di Parigi. L’impressione è che, seppure lentamente, il cerchio intorno ad Assad cominci a stringersi. Molto esplicito il premier turco Recep Erdogan: «Bisogna far tacere immediatamente le armi e ascoltare le richieste del popolo. Abbiamo guardato con tristezza al destino di chi ha deciso di non seguire questa via in Tunisia, Egitto e ora in Libia, come un avvertimento». La Russia insiste col suo pressing diplomatico nei confronti di Assad, invitato a non tirare troppo la corda e avviare le troppe volte promesse riforme. E l’Unione europea è pronta all’embargo sulle importazioni di petrolio siriano.
Ma la Cia, tramite il Washington Post, informa il mondo che l’eventuale crollo di Assad lascerebbe senza controllo il variegato arsenale bellico siriano il quale comprenderebbe anche ingenti quantità di sarin, il micidiale gas nervino usato dai terroristi giapponesi nell’attacco alla metropolitana di Tokio che nel 1995 fece 12 morti e 6.000 intossicati.