Turchia, Erdogan fa appello all’unità. Braccio di ferro sulle elezioni anticipate

Istanbul - Recep Tayyip Erdogan e il suo governo islamico moderato prendono tempo e cercano di rassicurare tutti. Il popolo turco e i mercati. In un discorso alla nazione mandato in onda ieri sera a reti unificate il primo ministro ha parlato delle buone condizioni in cui versa l'economia nazionale dopo la grande crisi del 2001. «In questi quattro anni e mezzo - ha detto Erdogan - abbiamo affrontato prove importanti ma siamo sempre riusciti a superarle». Il premier ha poi fatto appello alla stabilità interna, una cosa che in questi giorni in Turchia è venuta decisamente a mancare. «A questo punto - ha continuato Erdogan - è sufficiente proteggere la stabilità, è sufficiente proteggere la pace. Basta che non danneggiamo il clima di fiducia che abbiamo costruito con tanta fatica». Parole importanti, che però contrastano con il clima che si respira in questi giorni e che Erdogan nel suo discorso non ha minimamente menzionato, fra lo stupore di tutti i giornali turchi on-line.

La situazione economica, in questi giorni, è tutto fuorché rosea. La Borsa di Istanbul, dopo un venerdì da dimenticare, questa mattina ha perso quasi l'8% e i cambi sul dollaro hanno raggiunto la cifra record di 1.39 nuove lire turche. Valori che preoccupano anche la Tusiad, la Confindustria turca, che ha chiesto «elezioni anticipate urgenti» e attaccato i militari per le dichiarazioni rilasciate venerdì sera, a ridosso della prima votazione per eleggere il nuovo capo dello Stato e che sono suonate come un ultimo avvertimento all'esecutivo di Ankara. Lo stesso premier, ieri, mentre andava in onda il suo messaggio, era in riunione con le alte reggenze del suo partito per discutere gli avvenimenti degli ultimi giorni.
Perché di cose, in Turchia, nelle due settimane passate, ne sono successe veramente tante. A metà aprile i militari, che sono già intervenuti attivamente tre volte nella storia della Turchia moderna, in una conferenza stampa avevano lanciato un messaggio fin troppo chiaro: vogliamo un candidato laico, fedele alla Costituzione e ai principi della Repubblica. Molti hanno sperato che Erdogan avrebbe scelto un candidato di garanzia, se non gradito, almeno tollerato dall'establishment militare. Il premier, dal canto suo, 11 giorni dopo, ha risposto candidando la sua fotocopia. Abdullah Gül da Kayseri, 57 anni, inglese e arabo fluenti, ma con moglie velata e passato da militante in due partiti islamici.
Una presa di posizione forte e un messaggio chiaro. L'Akp, con i suoi 354 deputati, il nuovo Capo dello Stato se lo sceglie da solo. Ma per il momento sembrerebbe aver sbagliato i calcoli. Il Chp, il Partito repubblicano del Popolo, subito dopo la votazione di venerdì, ha depositato un ricorso alla Corte Costituzionale. L'accusa alla maggioranza è di aver votato senza il numero legale di due terzi dei deputati totali del Parlamento, come previsto dall'articolo 102 della Costituzione turca. La Yuce Divan si è riunita ieri pomeriggio per la prima volta e dovrebbe deliberare entro domani alle 15 quando, sempre in teoria, il Parlamento dovrebbe riunirsi per la seconda votazione. In molti adesso chiedono le elezioni anticipate prima di eleggere il Capo dello Stato. Per primi gli oltre due milioni di persone scese in piazza fra Istanbul e Ankara, a manifestare per difendere la laicità dello Stato e la democrazia «dalla sharia e dai colpi di stato militari».
Intanto ieri, giusto per non esacerbare gli animi, il leader del Chp, Deniz Baykal ha previsto nell'immediato futuro momenti di forte tensione. Per il governo a parlare con i giornalisti è stato il vice premier Abdullahtif Sener. «Adesso - ha detto Sener - si tratta di capire che cosa il popolo turco voglia. Al momento non possiamo fare programmi, ma le elezioni politiche potrebbero tenersi in agosto». Dopo aver scelto il nuovo Presidente della Repubblica però. Un particolare non trascurabile se si pensa che una cospicua parte del Paese sta cercando di evitare questa possibilità in tutti i modi.
La Turchia è sotto pressione ormai da quasi un anno. Il 9 maggio dell'anno scorso un'indiscrezione riportata dal quotidianmo Tercuman, che voleva Recep Tayyip Erdogan, Abdullah Gül e Bülent Arinc nella rosa dei candidati alla presidenza della Repubblica, fece crollare le Borse. Da quel momento non è passata settimana senza che la vita politica non venisse interrotta da qualche tensione o polemica. Fino all'esasperazione dell'ultimo mese.