«La Turchia in Europa: una scelta sbagliata»

Francesco Gambaro

Nel 2008, se tutto andrà secondo i piani stabiliti dall'Unione Europea, dopo Romania, Bulgaria e Croazia, anche la Turchia farà il suo ingresso nel vecchio continente. «Ma un ingresso puramente meccanico, basato cioè sul semplice rispetto di parametri tecnici o economici, e non preceduto da una fase di intensi interscambi culturali tra le due realtà, potrebbe rivelarsi un errore o forse un pericolo». Lo sostiene il giornalista Alberto Rosselli nel suo libro «Sulla Turchia e l'Europa» (editore Solfanelli), presentato ieri dall'autore a Palazzo Ducale, insieme a Mario Bozzi Sentieri, presidente Fondazione Colombo, Gianni Bernabò Brea, politico e storico, Marco Cimmino, giornalista e Massimiliano Lussana, caporedattore dell'edizione genovese de «il Giornale».
Certo il governo di Ankara ha fatto notevoli passi avanti nel rispetto delle norme in materia di libertà personali, civili e politiche, però sul tappeto restano molte questioni irrisolte, dal massacro degli armeni, allo sterminio dei curdi, fino al contenzioso cipriota. Ma la questione di fondo, forse, è un'altra, lascia intendere Rosselli: l'Europa sa che cosa vuole dallo stato Anatolico? Conosce la mentalità e le aspirazioni del popolo turco? Per Bernabò Brea l'ingresso della Turchia nei paesi dell'Unione Europea rappresenta «un salto nel vuoto dal quale non si torna indietro». Lussana parla di scelta «sbagliata a favore di un Paese sulla cui storia pesano le questioni armena e curda. D'altra parte oggi l'Europa è quanto di più antidemocratico esista dove tutto viene fatto passare sopra le nostre teste, il cambio della moneta insegna…»