In Turchia la F1 vede rosso

Istanbul - Doppietta. La seconda dell’anno. Come promesso. Massa e Raikkonen davanti ad Alonso. Il calore paulista e il gelo finlandese. Doppietta, la prima delle sei fortemente richieste dal presidente-tifoso Luca di Montezemolo. Il mondiale non riaperto, ma un filo più confortante: perché, ora, il distacco da Hamilton del primo ferrarista, Massa, è sceso a quindici punti, perché Alonso - secondo in classifica - ne dista dieci e perché sono undici quelli che separano la truppe maranelliane dalla vetta del campionato costruttori. E poi, buttiamola lì: bisogna ancora vedere come si concluderà il «gran premio» molto spy in programma a Parigi, il 13 settembre. Qualcuno ritiene che a qualche giudice della corte d’Appello possa venire voglia di mettere mano alle classifiche. Si vedrà.

Un festival della noia, quello turco, ravvivato solo da un Massa perfetto, dalla bella partenza di Raikkonen subito davanti ad Hamilton, dall’harakiri italiano tra Fisichella e Trulli e dal botto di iella patito dal leader del mondiale. Perché il Circus tira un sospiro di sollievo: Lewis Hamilton è disumano, ma qualcosa, di tanto in tanto, gli accade. È successo ieri al giro 43, quando l’anteriore destra si è afflosciata e via via disintegrata. La Bridgestone ieri notte ancora investigava. Fatto sta, Lewis ha avuto sfortuna, ma – rigorosamente - alla sua maniera: limitando i danni. Solo a pochi illuminati può succedere di forare qualche centinaio di metri prima di fermarsi per l’ultimo pit stop. Per cui da comodo terzo concluderà quinto. Per rendere l’idea: se al suo posto ci fosse stato Raikkonen si sarebbe ritirato. Per rendere l’idea, Alonso dirà: «La sua foratura? Mi serviva un miracolo ed è arrivato». E grazie al prodigioso intervento andrà sul podio.

La gioia di Montezemolo Il presidente Luca di Montezemolo dirà: «Sono proprio contento di poter passare il mio compleanno tranquillo, perché finalmente, in questa gara, la Ferrari ha portato a casa assolutamente il massimo: pole position, doppietta e miglior giro, cosa che non eravamo riusciti a fare in altre occasioni». E ancora: «Mi è piaciuta molto la concentrazione e la precisione della squadra e il week end da grande campione di Massa. Avanti così».

Raikkonen nero e la "gomitata" al tifoso È difficile afferrare l’umore di Raikkonen dalle sue espressioni. Che vinca o che perda, quelle rimangono. Così anche ieri. Prima l’applauso slow hand all’indirizzo del compagno sul podio; poi il sorriso stanco e appena accennato che usa nei momenti sì e nei momenti no. Kimi è molto scocciato. Con se stesso, soprattutto. «Ovvio – racconta - , avrei voluto vincere, ma la gara è stata decisa nelle qualifiche di sabato. C’è poco da dire: ho spinto al massimo per avvicinarmi e ridurre il divario da Felipe, così da poter sperare di far qualcosa durante la sosta, ma di solito, quando due compagni di squadra stanno lottando, chi è davanti finisce davanti. Peccato, perché l’auto era davvero molto buona... Il giro veloce a fine gara? L’ho fatto perché è così noioso restare tutta la corsa dietro un altro. Spingere di più su Massa? Sì, potevo, ma sarebbe stato da pazzi rischiare di buttare via il secondo posto...». E saluti a tutti. Kimi se ne va. È a quel punto che, sulla strada per il box, incrocia un ragazzo turco dell’organizzazione locale che lo avvicina e cerca di abbracciarlo per avere una foto assieme. Ma niente foto. Solo una gomitata. Non cattiva, Kimi voleva solo allontanarlo, ma non sono cose belle.

Lauda bacchetta Alonso Mentre accade ciò, Niki Lauda sta osservando Alonso. Sbotta: «Fernando la smetta di lamentarsi. Piuttosto pensi a guidare veloce, doveva farlo dopo tre Gp, dopo aver capito di avere un compagno missile come Hamilton».

Todt non vuole la pensione È in questo clima che, un’ora dopo, comparirà il gran capo della Rossa, Jean Todt. Obiettivo? Applaudire i suoi ragazzi. Gli toccherà persino ringraziare Alonso: «Ha detto che siamo più forti in gara, in qualifica e che abbiamo un sistema di partenza migliore? Ha una grande opionione di noi». Non solo: dovrà anche bloccare certe voci sulla sua voglia di ritirarsi: «Io resto molto motivato. Provo sempre la stessa felicità quando vinco, la stessa infelicità quando perdo. Se chiedete ad Ecclestone vi dirà che ha una gran voglia di lavorare, come l’ho io... E lui ha 15 anni di più. Sono vecchio, ma non abbastanza per smettere di lavorare». Solo che le voci non riguardano la pensione. Riguardano, soprattutto, il binomio Ferrari-Todt.