In Turchia Massa ripassa Kimi: può finire come Senna e Prost

Per il brasiliano della Ferrari terza pole position di fila davanti al miracolato Kovalainen su McLaren: ringrazia Alonso e sfida Raikkonen solo quarto

nostro inviato a Istanbul

Come Senna e come Prost dei tempi che furono. Liberi di combattere, di giocarsi ogni centimetro, ogni secondo. Con giudizio, però. Una Ferrari che ha riveduto e corretto la filosofia della McLaren anni Ottanta capace, com’era, di lasciar fare ai propri galletti fino all’ultima corsa. Una McLaren lontana anni luce da quella triste e spiona dello scorso anno.
Felipe Massa e Kimi Raikkonen, i galletti nostrani di rosso vestiti sono primo e quarto, uno in pole a gioire e l’altro dietro a incacchiarsi. «Perché ho sbagliato – dirà il biondo con lo stesso tono silenzioso e monocorde di quando festeggia, di quando è davanti – Però capita... sicuramente avrei preferito trovarmi in pole, ma non è la fine del mondo. Conta la gara, i rivali sono forti, sarà dura, il mondiale è lungo, però mi domando anche quanta benzina abbiano gli altri...».
Felipe, invece, non si domanda. Felipe sorride, ma non troppo: perché in fondo è stanco di sentirsi perennemente sotto processo. Accusato di varie malattie motoristiche, su tutte la «barrichellite», una preoccupante sindrome da gregariato che indurrebbe i piloti, pur di dimostrare di essere all’altezza del compagno, a pretender troppo finendo poi con lo sbagliare. Per cui Felipe, tranquillo in volto, snocciola la sua filosofia sul tema: «Per me è normale convivere con la pressione. Al primo Gran premio la sentivo perché era la corsa che apriva la stagione; al secondo Gp perché, nel primo, mi ero ritirato; al terzo perché al secondo non avevo di nuovo concluso la corsa, al quarto perché avevo vinto il terzo... Insomma, la pressione c’è sempre».
E al quinto Gp che succederà, come si sentirà? Intanto godiamoci questa prima fila con il brasiliano a sorvegliare Heikki Kovalainen, ebbene sì, lui, il miracolato di Barcellona, ieri «strafelice perché è la prima volta che parto così davanti» dirà metà soddisfatto e metà felicemente preoccupato per l’accusa di lesa maestà. Il giovane finnico ha infatti messo dietro il compagno in McLaren, Lewis Hamilton, solo terzo davanti a Raikkonen che rimugina amaro e lo ripete: «Sono deluso, ma devo accettarlo – ammette Kimi -: d’altra parte ho commesso degli errori nel mio ultimo tentativo buono». Errori che nella Ferrari, questa Ferrari delle pari opportunità, si pagano caro. Salvo enormi imprevisti, oggi in gara, l’uomo rampante su cui puntare sarà infatti Massa. Perché le gerarchie si stabiliscono al sabato, perché nella prima parte della corsa sarà quel che sarà, liberi tutti, poi, al primo pit stop, a chi si troverà davanti, verrà dato quel piccolo vantaggio figlio della giostra dei pit-stop.
Lo sa Raikkonen, lo sa bene Massa giunto in Turchia con la certezza che per non perdere il treno mondiale c’era un solo modo: battere il compagno in qualifica: «Essere in pole, qui, e per la terza volta consecutiva, mi dà enorme piacere – confesserà Felipe –. Però io non sono bravo solo in Turchia, ma in molti altri circuiti. Adesso spero di fare il tris anche nelle vittorie. Controllare i rivali? No, penserò solo a me stesso, perché non mi basterebbero quattro occhi per tenerli tutti a bada. E poi io amo questa pista, con quella curva otto in cui vedo diversi colleghi in difficoltà, tanto è difficile. Alonso? L’ho ringraziato per avermi lasciato passare alla fine del mio giro di preparazione dell’ultimo tentativo: quando mi ha dato strada ho capito che avrei fatto la pole».
Pazza formula uno. I due, l’anno scorso, si insultavano, ora lo spagnolo gli tira addirittura la volata.