Turchia, sì alle incursioni in Irak Bush: "Abbiamo già detto no"

Il parlamento di Ankara ha dato il via libera all'intervento militare nel Kurdistan per smantellare le enclave del Pkk. La Siria appoggia Erdogan. Bush: "Non è il modo migliore". Anche al Maliki preoccupato

Ankara - Il Parlamento turco ha approvato la mozione con cui si concede ai militari turchi carta bianca per un anno per attuare, se e quando lo riterranno necessario, un’operazione in Nord Irak finalizzata solo a liquidare i campi di montagna da cui muovono i ribelli curdi turchi del Pkk per compiere attacchi armati in Turchia. Qualche minuto prima un tale voto era stato scongiurato da George W. Bush. In una conferenza stampa il presidente americano aveva affermato: "Abbiamo detto con chiarezza alla Turchia che non crediamo sia nel loro interesse mandare le truppe in Irak. C’è un modo migliore di affrontare la questione".

Conferme da Bagdad Il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki aveva telefonato al pari grado turco Recep Tayyip Erdogan, assicurandogli la massima determinazione del suo Paese ad agire direttamente contro le milizie del Pkk. "Siamo assolutamente decisi a porre fine alle attività e alla stessa presenza dell’organizzazione terroristica del Pkk in territorio iracheno", aveva assicurato Maliki. Il premier iracheno ha comunicato inoltre a Erdogan di aver già dato ordine all’amministrazione regionale autonoma del Nord, dove si trovano le tre province a maggioranza curda, di attivarsi in proprio per fermare gli insorti.

Destabilizzazione Bagdad, e con essa gli Stati Uniti, temono che l’intervento turco abbia effetti destabilizzanti di portata incalcolabile: tanto più che il presidente siriano Bashar al Assad, in visita ad Ankara, oggi stesso ha assicurato pieno appoggio a un’eventuale operazione della Turchia contro il Pkk, definendola un "legittimo diritto" contro il "terrorismo".