Turchia a testa bassa contro Sarkozy per gli armeni

Le prime pagine dei quotidiani turchi erano ieri mattina cariche di critiche contro la Francia. Obiettivo il presidente Nicolas Sarkozy, il cui partito, l'Ump, ha proposto la legge approvata lunedì dal Senato. Il provvedimento rende un crimine negare che l'uccisione di armeni sotto l'impero ottomano sia genocidio. Se il presidente Sarkozy ratificherà la legge nelle prossime settimane, i negazionisti rischiano fino a un anno di carcere e 45mila euro di multa.
«Hanno massacrato la democrazia», titolava il giornale turco Hürriyet all'indomani del voto al Senato. «Vergognati, Francia», ha scritto Al Vatan. Alla virulenza dei giornali turchi non ha corrisposto in realtà la reazione ufficiale di Ankara. Ieri il sito del quotidiano francese Le Figaro notava come la Turchia abbia «calmato il gioco», dopo la decisione del Senato. La tensione tra Ankara e Parigi resta alta ma ieri, durante un discorso all'Assemblea, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha dedicato soltanto pochi minuti alla questione francese, preferendo focalizzare la sua attenzione sulle lotte settarie irachene. Erdogan ha parlato di misura «razzista» che «viola la libertà d'espressione». Ha detto che la Turchia «implementerà sanzioni passo per passo». Ankara ha infatti minacciato di imporre misure «permanenti» contro la Francia. Ieri però, né il premier né il presidente Abdullah Gül hanno concretizzato le loro minacce. La Turchia aveva richiamato il proprio ambasciatore quando la Camera bassa aveva approvato la legge, per poi però rimandarlo a Parigi a fare pressioni alla vigilia del voto al Senato.
Per gli armeni, le forze dell'allora impero ottomano sono responsabili dell'uccisione di 1,5 milioni di armeni tra il 1915 e il 1917. Gli storici turchi ritengono che i morti siano soltanto 500mila. In una lettera del 18 gennaio al premier turco, resa pubblica ieri, Sarkozy ha chiesto ad Ankara di non dimenticare «gli interessi comuni» e ha affermato che la legge non ha come obiettivo nessun Paese in particolare (il testo impone di punire chi nega tutti i genocidi, compreso quello armeno).
Le frizioni tra i due Paesi non sono nuove e tornano a manifestarsi in un momento sensibile. Sarkozy non ha mai nascosto la sua contrarietà all'entrata di Ankara nell'Ue, posizione che ha rallentato negli anni l'avanzamento del dossier turco a Bruxelles. Le nuove tensioni tra due membri chiave della Nato rischiano di pesare ora anche sugli squilibri mediorientali. Arrivano in un momento in cui la cooperazione turca su questioni come il nucleare iraniano e le violenze in Siria è centrale.
In Turchia, quello che il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha definito «un esempio di irresponsabilità» è letto come una mossa elettorale. Le autorità hanno fatto sapere che «è sfortunato che la storica e multidimensionale relazione tra Turchia e Francia sia sacrificata alle considerazioni dell'agenda politica». Accusano Sarkozy, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, di volersi assicurare il voto dei 500mila armeni francesi.Per ora, le minacce turche restano generiche. Secondo i giornali francesi, se Sarkozy ratificasse la legge, Ankara potrebbe spingere a un boicottaggio dei prodotti francesi, a un affievolimento dei rapporti diplomatici, a ritorsioni contro le 400 società francesi in Turchia. Ankara vuole anche lasciare la tv EuroNews, di cui l'emittente nazionale turca, TRT, possiede il 15,5%. La Francia, però, con 12 miliardi di euro di scambi commerciali con Ankara nel 2010, è il quinto partner del Paese. Sanzioni "permanenti" potrebbero rivelarsi negative prima di tutto per la Turchia.