Turci: «La Margherita attacca Fazio ma sulla riforma ha dormito per mesi»

Laura Cesaretti

da Roma

Dopo un agosto di passione per le polemiche di alleati e grande stampa sul caso Unipol e la «questione morale», la Quercia inizia a sentirsi un po’ rinfrancata. Soprattutto dopo che Romano Prodi si è avvicinato alla sua linea, evitando di sposare le accelerazioni (come la proposta di mozione anti-Fazio) della Margherita. «Sì, mi pare che Prodi stia cercando di recuperare il rapporto con noi dopo gli scontri di questa estate», sottolinea il senatore Ds Lanfranco Turci, esponente di punta dell’ala liberal della Quercia, impegnato in prima fila sulla questione come membro della commissione Finanze del Senato. Che ieri ha chiesto una riunione dell’Unione ai primi di settembre per «arrivare a definire una linea comune sulle modifiche al ddl per la riforma del risparmio», primo punto all’ordine del giorno di Palazzo Madama alla ripresa post-vacanze: «È importantissimo che ci chiariamo al più presto decidendo una comune piattaforma parlamentare», spiega.
Importantissimo perché, senatore Turci?
«Perché se come è purtroppo probabile la Cdl non si riconvertirà alla linea iniziale di Tremonti sulla riforma di Bankitalia, il ddl non passerà in questa legislatura. E il centrosinistra, se vincerà le elezioni, si ritroverà la patata bollente. Quindi è urgente che decida fin da ora».
La Margherita ha chiesto un’iniziativa per le dimissioni immediate di Fazio, e vi contesta un eccesso di prudenza.
«Non ho ben capito che cosa sia questa risoluzione proposta da Enrico Letta. Al di là delle intenzioni rischia di fornire una scappatoia alla maggioranza, che può cogliere l’occasione per evitare che si faccia ora la riforma di Bankitalia. Credo che la proposta Letta debba essere interpretata in altro modo».
E quale?
«Il tentativo di dimostrare che la Margherita ha avuto un improvviso risveglio, dopo aver dormito per mesi mentre noi ci battevamo, primi tra tutti, per la riforma».
Ma Letta era stato tra coloro che da subito hanno chiesto il mandato a termine, all’epoca dello scontro Tremonti-Fazio...
«È vero, partecipò con me ed altri alle primissime riunioni dell’Aspen nelle quali cercammo assieme a Tremonti di mettere a punto una riforma bipartisan. Ma poi nella Margherita emerse una linea assai più cauta e conservatrice, e non ricordo grandi tempre di combattenti che si siano opposte... Tant’è che alla fine i Dl votarono contro i nostri emendamenti sul mandato a termine, insieme alla Cdl. E anche una parte, piccola, dei Ds frenò: prevalse l’avversione contro Tremonti, l’ostilità ad appoggiare la sua linea. Ma che ora si tenti da parte loro di far passare l’immagine di una Quercia tirata per le orecchie dalla Margherita nella guerra a Fazio, è una ridicola caricatura».
Insinuano che abbiate interesse a tenere lì Fazio...
«Ridicolo anche questo! Non è affatto vero che abbiamo frenato sulla richiesta di dimissioni perché Fazio deve dare via libera all’Opa di Unipol. I Ds hanno chiesto chiaramente le dimissioni, per bocca dello stesso Fassino, denunciando la tenacia suicida del governatore nell’impedire ogni riforma. Piuttosto è la Margherita che ha approfittato delle polemiche su Unipol per cercare di presentarsi come il partito-traino della cultura di mercato. Quella dei Della Valle...».