Turco e le infinite possibilità del minimalismo

Leggerissimi segni come increspature del foglio bianco; tavole cariche di nero-inchiostro lucido e stillante, stampe antiche e scatoline di metallo nero opaco ad esse sovrapposte, fotografie. Una mostra minuta, silenziosa, nera e bianca, grafica anche quando usa oggetti, quella di Oscar Turco, artista argentino e romano d’adozione, ospitato fino al 24 febbraio negli spazi della Galleria Giulia.
L’arte sommessa di Turco è minimalista negli esiti, non nella ricerca, che è ricca e approfondita quanto è accurata la messa a punto dei suoi strumenti d’indagine: la matita, la tempera, il ferro, la carta, l’immagine fotografica. L’artista è nato a Buenos Aires e ha vissuto a Barcellona, a Madrid, a Milano, a Roma; ha distillato, nel corso degli anni, dei viaggi, delle permanenze, una visione elegante ed evocatrice che suscita gli interrogativi fondamentali, le domande senza risposta sul senso dell’essere, su questo pianeta, in questa forma. Eppure non appare inquieta la sua arte minima sui massimi misteri, sulla pienezza di continuo svuotata della materia pulsante e vibrante di luce trattenuta. Al contrario, essa pare pacificata e metodica, sia quando gioca con il vuoto, la superficie e lo spazio concavo, sia quando rende la pienezza dell’immagine tridimensionale attraverso il segno grafico che si fa volume, condensandosi e diradandosi, facendo gonfiare come una bolla d’aria la parte centrale della composizione. È una «pittura» nella quale sembrano raccolti, caduti dentro come in una rete, interrogativi e ipotesi di soluzione, affettuosamente misteriosi nel rapporto indecifrabile che ce li rende indistinguibili ma, in qualche modo, confortanti.
L’artista suggerisce un viaggio attraverso i confini, lungo e oltre le frontiere del mondo conosciuto, mostra come esso si espanda e possa condurre con naturalezza altrove; come l’altrove a sua volta possa arrivare a raggiungerci. Il controllo esercitato sul proprio strumento di indagine favorisce la captazione, la naturalezza dell’espressione e trasforma un’avventura personale nella guida alla scoperta delle possibilità infinite del segno di incarnare realtà intime e collettive, momentanee ed eterne. La compiutezza non rende i tagli netti, la materia vibra in un residuo di scabrosità come le superfici attraverso il tratteggio, entro i limiti perfetti della riuscita estetica.
Nell’arte di Oscar Turco nulla è imposto, tutto fluisce come secondo una logica che ci prescinde e regola le esistenze, di cui possiamo conoscere l’aspetto più esterno, la luce per un attimo visibile.
La pulizia del singolo gesto rende il risultato un miracolo di ricercatezza, immagini d’assoluto ammorbidito, addomesticato.
Fino al 24 febbraio. Galleria Giulia, via della Barchetta 13, tel. 06-6861443. Orario: lun.-sabato 10/13-16/19.30 (lunedì mattina chiuso).