Del Turco, il gip: "Comandava l'organizzazione"

Pubblicata l'ordinanza del gip di Pecara Maria Michela Di Fine. Secondo la procura il governatore "promuoveva, costituiva, organizzava e dirigeva l'associazione per delinquere". Domani l'interrogatorio nel carcere di Sulmona

Pescara - Del Turco era "il sole" del sistema di malaffare della sanità abruzzese. Secondo il gip Maria Michela Di Fine Ottaviano Del Turco "promuoveva, costituiva, organizzava e dirigeva l’associazione per delinquere". Lo si legge nell’ordinanza del gip che ha portato all’arresto del governatore accusato di associazione per delinquere, concussione e corruzione. Secondo i giudici, Del Turco "imponeva e realizzava un sistema di gestione illegale dei rapporti con le case di cura private, imperniato su mancanza di trasparenza e violazione delle leggi". E domani ci sarà il primo confronto in carcere tra il magistrato e il presidente della regione, ancora rinchiuso nel carcere di Sulmona.

Il sistema Ottaviano Del Turco "manteneva ed aggravava le condizioni di arbitrio e di incertezza nell’applicazione delle regole". Secondo il gip il governatore "poneva in essere le premesse per degradare tutti i titolari delle case di cura in condizione di sudditanza in modo da pretendere e ottenere quantomeno da Angelini promesse e consegne ripetute di ingenti somme di denaro". Il gip nella sua ordinanza scrive che Del Turco chiedeva soldi o altre utilità del sodalizio criminoso "inducendo Angelini a promettere e dare allo scopo di garantirsi i pagamenti per prestazioni effettuate, evitare atti dannosi o azioni ritorsive, e in cambio di favoritismi, accessi agli atti o con il pretesto di protezioni da attività ispettive, di controllo e di polizia giudiziaria". Gli stessi capi di imputazione sono stati contestati al segretario alla presidenza della giunta, Lamberto Quarta, che insieme al governatore "costituiva, organizzava e dirigeva l’associazione per delinquere".

Pratiche precedenti Secondo la Di Fine la sanità abruzzese era sotto controllo della politica già con la giunta di centrodestra guidata nel 2003 da Giovanni Pace. L’ex assessore regionale alla Sanità, oggi consigliere Pdl, Vito Domenici, e l’ex presidente della finanziaria regionale (Fira), Giancarlo Masciarelli, "ottenevano, con l’avallo dell’allora presidente Pace, il pieno controllo del settore sanità della Regione, grazie all’accentramento dei poteri in capo a Masciarelli ed agli uomini Fira, alla sistematica sottrazione di poteri, funzioni, competenze e informazioni agli uffici e ai funzionari della direzione regionale sanità, delle Asl e dell’avvocatura regionale". Secondo il magistrato, Domenici e Masciarelli "promuovevano nell’ottobre 2003 e costituivano insieme al governatore Pace, l’ex vicepresidente della Fira e genero di Pace, Vincenzo Trozzi, e l’avvocato romano Pietro Anello, un’associazione per delinquere finalizzata a deviare e condizionare illegalmente l’attività amministrativa e negoziale dell'Abruzzo".