Del Turco: "Io, innocente in cella per una truffa"

Intervista all’ex governatore dell'Abruzzo: "Angelini s’è voluto vendicare quando abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche". Sulle tangenti: "Una follia, mi dicano dove sono questi soldi"

Sulmona - Ecco lo sfogo del presidente della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, raccolto dal figlio Guido nel suo incontro di ieri nel carcere di Sulmona. Il pensiero del Governatore arrestato nell’inchiesta sulle tangenti per la sanità privata, riversato per «il Giornale» sotto forma di intervista, è la prima risposta pubblica alle accuse lanciate dall’imprenditore-pentito Vincenzo Angelini che lo accusa d’aver preso tangenti per 6 milioni di euro

Presidente Del Turco, la detenzione in isolamento è finita. E adesso?
«Adesso aspetto che i giudici valutino serenamente lo stato delle cose, per come realmente sono. Proprio per non coinvolgere le istituzioni e i militanti in una vicenda giudiziaria ancora tutta da definire, mi sono dimesso dal Pd e da presidente della Regione. Non so se con questo mio gesto decadano le esigenze di misura cautelare in quanto non posso più inquinare le prove e reiterare i reati. È una decisione che spetta ai giudici. Dico solo che le prove non le avrei potute inquinare nemmeno se restavo al mio posto, semplicemente perché le prove contro di me non esistono».

Si aspetta di tornare a casa in tempi brevi?
«Me lo auguro. Non è piacevole stare in carcere, e questi tre giorni trascorsi in una cella di tre metri per due, non sono stati certamente una bella esperienza. Tutto sommato sto abbastanza bene, ho letto già quattro libri, adesso vedo la tv, e questo carcere non mi sembra così maledetto come alcuni lo descrivono. Per un innocente è duro viverci giorno e notte, solo con i tuoi pensieri, con la rabbia che monta, con i tuoi cari lontani. Speriamo bene, che devo dire?».

Mai pensato a un epilogo del genere?
«Mai. Sapevo, come lo sapevano tutti in Abruzzo, che c’era un’inchiesta in corso sulla sanità. Ma che finisse così era impensabile anche perché sono io che ho cominciato a mettere mano ai conti disastrati della sanità regionale. Purtroppo sono incappato in questo singolare personaggio...».

L’imprenditore pentito Vincenzo Angelini?
«Lui. Ha un certo punto si è voluto vendicare allorché abbiamo iniziato a spulciare conti e attività delle sue cliniche private riscontrando numerose magagne, specie sul fronte della degenza legata alle malattie mentali. Per avere un riscontro ai nostri timori facemmo fare uno studio all’università Cattolica di Milano da cui risultava che prima del mio insediamento in Regione, c’erano più pazzi allettati nelle case di cura che gente sana in circolazione fuori. Tutti matti, tutti ricoverati in Abruzzo. Quando abbiamo iniziato a tagliare le spese, lui ha iniziato a fare la guerra. E tre anni dopo ecco il risultato: lui fuori, io dentro. Il colmo. Un truffatore reo confesso da 120 milioni di euro ha evitato la galera correndo a collaborare coi giudici. Col risultato che la sua posizione è immediatamente mutata da “corruttore” in “concusso”».

Secondo Angelini lei avrebbe intascato sei milioni di tangenti, in parte utilizzati per comprare case.
«Una follia. Qualcuno mi dica dove sono questi denari. Ho espressamente chiesto ai magistrati, e al mio legale, di spulciare i miei conti correnti da quindici anni a questa parte per vedere se c’è un euro in più del dovuto. Non l’hanno trovato, tant’è che la prima cosa che mi ha chiesto la finanza durante la perquisizione a casa è stata: lei ha conti all’estero?».

E la casa romana di suo figlio?
«Ci sono decine di persone in grado di dimostrare che, ad esempio, per aiutare Guido ad acquistare una casa a Roma, non avendo soldi da parte ho dovuto vendere i quadri che mi aveva regalato Schifano. Li sentissero questi testimoni, guardassero le ricevute che ho conservato, confrontassero temporalmente i passaggi di denaro».

Non ha risposto alle domande del gip. Perché?
«Non mi sottraggo all’interrogatorio, anzi non vedo l’ora di chiarire, punto per punto, ogni addebito. Solo che mi si deve dare la possibilità almeno di leggere l’ordinanza, di fare mente locale sulle accuse e le circostanze contestate. Tre giorni in isolamento ti rimbambiscono, è come se ti dessero un sonnifero e appena apri gli occhi ti iniziassero a incalzare con le domande».

Fiducioso nella giustizia?
«Fiducioso nelle mie ragioni».

Chi vuole ringraziare?
«Tutti quelli che hanno continuato, e continuano, a credere in me. Tutto coloro che mi hanno espresso solidarietà attraverso la mia famiglia. Tanta gente comune e parlamentari di centrodestra e centrosinistra. Da Brunetta a Capezzone, da Pannella a Cossiga, da Gianni Letta a Rotondi fino a uomini del Pd come Mantini, Ginoble e altri. Vorrei anche chiarire che non ho mai portato alcun attacco personale al presidente Berlusconi, che mi ha mandato i saluti attraverso un amico comune. Un grazie particolare va a Giuliano Vassalli che mi ha fatto pervenire un attestato di stima commovente dichiarandosi certo, da vecchio socialista, della mia completa e totale innocenza».

È rimasto deluso da qualcuno?
«Bah. Inutile fare nomi».

Tornerà a fare politica?
«Mi sono sospeso dal Pd... temporaneamente, mica a vita. Quando la vicenda sarà completamente chiarita, ne riparleremo».