La Turco «regala» ai tedeschi il cuore artificiale italiano

Pesa 520 grammi, ha un guscio di titanio e un motore di acciaio. È il primo cuore artificiale ideato e costruito in Italia dal professor Luigi Donato, dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa, ma è stato impiantato in Germania. In Italia manca il via libera del ministero della Salute: richiesta di sperimentazione presentata ben sei mesi fa

Milano - Pesa 520 grammi, silenziosissimo, grande poco più di un pugno, con un guscio esterno di titanio e un motore di acciaio.
È il primo cuore artificiale interamente ideato e costruito in Italia da un geniale professore italiano, Luigi Donato, direttore dell'Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. Il piccolo gioiello tecnologico è stato partorito dopo 27 anni di studi e con 25 miliardi di finanziamenti, ma il risultato è sorprendente. Il primo uomo a cui è stato impiantato, il 12 marzo scorso, sta bene. È fuori dalla terapia intensiva e si è già alzato. Il paziente, affetto da una grave forma di scompenso cardiaco, ha 68 anni, ed è tedesco.
Eccolo il piccolo neo della vicenda. L’intervento è stato infatti eseguito in Germania, nel Centro Cardiochirurgico dell’università di Bochum. Il motivo è presto detto: i tedeschi hanno approvato la sperimentazione umana del nuovo cuore artificiale italiano nel giro di un mese e hanno già salvato una vita umana che non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. In Italia, invece, andiamo a passo di lumaca. Hanno già espresso parere favorevole i comitati etici dei quattro centri italiani specializzati in cardiochirurgia. Manca però il via libera del ministero della Salute a cui è stata presentata la richiesta di sperimentazione ben sei mesi fa.
Solo dopo l’intervento tedesco qualcuno si è svegliato e sembra che il via libera arriverà in questi giorni. Una situazione paradossale. Che amareggia il padre del nuovo cuore artificiale richiesto in tutto il mondo tranne che in casa propria. Ma lui sorvola sulle polemiche e si consola così: «Il mercato del cuore che si chiama BestBeat – spiega Donato - è mondiale. E poi l’istituto che ha effettuato l’operazione è il più importante del mondo, si fanno ben 6000 interventi all’anno. Inoltre i tedeschi sono molto soddisfatti, vorrebbero fare subito un altro intervento. Anche dalla Francia fanno pressioni, vorrebbero impiantare il nostro cuore artificiale il prima possibile».
Richieste lusinghiere per il professor Donato, meno consolanti per tutti i cardiopatici italiani che stanno in lista d’attesa per avere un cuore nuovo o uno di «scorta» che allunghi loro le speranze di vita. Ma tra poco anche da noi – meglio tardi che mai – si potrà utilizzare il nuovo salvavita. Nella fase di sperimentazione, che durerà un anno, infatti, si prevede di impiantare il cuore artificiale in 30 pazienti, tra Italia, Francia e Germania.
E dopo il «rodaggio» si stima che il BestBeat risolverà circa 100mila casi all’anno contro i 4000 attuali. Per il momento, infatti, sono in circolazione due modelli di cuori artificiali, di stampo americano, ormai obsoleti. Pesano infatti circa un chilo e due, sono rumorosi e poco intelligenti e non si sincronizzano con il battito del cuore naturale.
Il BestBeat, invece, può essere utilizzato come soluzione-ponte in attesa del trapianto di cuore, ma diventa anche una terapia definitiva per i pazienti che non rispondono più alle medicine. E la loro speranza di sopravvivenza raddoppia, secondo i test di laboratorio aumenta di almeno due anni. Inoltre, il 5% dei pazienti stimolati con questo meccanismo recupera la funzionalità del cuore naturale. Pochi poi i disagi del paziente. Due piccole batterie esterne da ricaricare, un rischio infezioni quasi nullo, grazie al rivestimento in titanio.
Infine il costo del piccolo cuore d’acciaio grande come una scatola di fiammiferi. «Per il momento costa tra le 60 mila e 70 mila euro ma a fine sperimentazione il prezzo sarà più che dimezzato».