Del Turco si dimette da governatore e dal Pd L’Abruzzo torna al voto

Con due messaggi a Veltroni e al consiglio regionale, il presidente ha lasciato tutti gli incarichi. Finito l’isolamento in cella ha «divorato» tg e giornali

nostro inviato a Sulmona

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, a malincuore. Avrebbe voluto chiarire tutto e subito. Era intenzionato a ribattere ad ognuna delle accuse mosse dalla procura. «Ma se prima non leggo l’ordinanza d’arresto - ha spiegato Ottaviano Del Turco al gip venuto ad ascoltarlo nel carcere di Sulmona - non posso proprio farlo».
Intorno alle 11.30 il presidente della Regione Abruzzo legge una breve dichiarazione spontanea nella quale ribadisce di voler parlare ma solo dopo essersi letto gli atti. Poi annuncia: mi dimetto dal Pd e da presidente della regione Abruzzo. Lo mette nero su bianco anche al presidente del consiglio regionale, Marino Roselli, ribadendo che se ci sono responsabilità sono di natura personale e non collettive, e che l’Istituzione c’entra poco con questa buriana giudiziaria. Al gip, invece, affida questa breve riflessione: «Voglio solo dire che io mi sono sempre impegnato per risanare il deficit di questa regione e per ripianare i conti della sanità. Ho agito sempre nel rispetto delle regole e non ho mai commesso alcun illecito. In attesa di ri-vederci vi chiedo espressamente di andare a vedere il mio conto in banca e di raffrontarlo con quelli degli anni precedenti».
All’uscita dal carcere l’avvocato Giuliano Milia ha aggiunto poco altro: «L’ho trovato abbastanza bene, il mio assistito ha reso dichiarazioni per le quali ho chiesto la revoca della misura cautelare al giudice per le indagini preliminari». Già, perché tirandosi fuori dal partito, e soprattutto dall’incarico di presidente della Regione, per Ottaviano Del Turco cadono i presupposti della detenzione: nessuna possibilità di reiterare il reato e di inquinare le prove. La Procura di Pescara, però, ha già espresso al Gip parere negativo alla richiesta di scarcerazione.
Ieri Del Turco è uscito dall’isolamento. Alle 16 gli agenti gli agenti hanno acceso il televisore nella sua camera, lui ne ha subito approfittato, guardando i notiziari che parlavano del suo caso. Del Turco ha chiesto anche di poter leggere i quotidiani e il direttore Sergio Romice lo ha subito accontentato facendogliene recapitare un paio. Subito dopo ha cenato mangiando polpette con carote. Sempre nella stessa stanza di isolamento ma senza i divieti che aveva fino a ieri. Già oggi Del Turco potrà ricevere la visita dei familiari, e potrebbe essere trasferito in un altro carcere, Pescara e Teramo le sedi più gettonate.
Gli altri indagati, nel frattempo, reagiscono in modo diverso. Camillo Cesarone, capogruppo regionale del Pd, si è avvalso della facoltà di non rispondere facendo però sollevare più di un dubbio agli avvocati in merito alla regolarità del modus operandi dell’imprenditore pentito. Il suo legale, Marco Femminella, dice che Cesarone è assolutamente sereno. «È d’accordo con me che ci sono alcuni elementi di assurdità in tutta questa vicenda. I soldi sono usciti solo dalle casse di Angelini, ma dove sono poi effettivamente entrati non lo so: ci aiuteranno a capirlo, vedremo. Tutti questi soldi sarebbero facilmente rintracciabili se fossero usciti, perché non è possibile che escano milioni di euro in questo modo e non si sappia dove siano andati a finire».
E ancora. «Tutti quanti in Abruzzo sanno la tipicità di Vincenzo Angelini di registrare ogni colloquio per cui il tutto presenta delle linee di non facile comprensione. Chi parla con Angelini lo sa, lo sanno tutti, da vent’anni. Strano però che non abbia registrato il momento in cui dava i soldi. Registra tutto, proprio tutto, ma non quando dà i soldi, questo sarà anche un elemento di valutazione. L’imprenditore forse aveva qualche difficoltà e paura di finire in carcere, questa può essere un’altra spiegazione».