La Turco si rimangia la stangata sul caffè

da Genova

La Turco ci ripensa e per la tazzina di caffè è scampato pericolo. Il ministro della Salute, infatti, ieri sera ha deciso di sospendere l’aggiornamento degli importi delle tariffe e dei diritti spettanti al ministero stesso sul nulla osta sanitario per i prodotti alimentari di importazione, così come stabilito dal decreto del 6 giugno 2007. In pratica una tassa nascosta sui container nei porti italiani, una gabella che dai 6,33 euro a lotto, il decreto Turco portava improvvisamente a 250 euro. E un lotto, a volte, significa anche un solo container. Facile immaginare le conseguenze di un aumento di tale misura (pari al quattromila per cento, quattrocento volte il prezzo iniziale) sull’arrivo di merci come il caffè o la frutta d’importazione. Innanzitutto un crollo dei traffici nei porti italiani, non più economici nei confronti degli scali vicini. E poi, soprattutto, un aumento dei prezzi fino alla tazzina di caffè, o allo scontrino del supermercato.
Gli addetti ai lavori, dagli spedizionieri agli armatori fino alla confederazione dei trasportatori, avevano avvertito del grave rischio. Ieri sera la retromarcia del ministro, suggerita anche da un suo illustre compagno di partito ed ex ministro. Claudio Burlando, oggi presidente della Regione Liguria, ha scritto allarmato a Roma per denunciare gli effetti devastanti della tassa segreta su frutta e caffè. Difficile pensare a un allarme ingiustificato, ha scritto Burlando, «poiché il provvedimento dovrebbe divenire operativo già il 10 settembre prossimo venturo, mi permetto anch’io di segnalarti il problema. Mi chiedo se non sia possibile, intanto, una sospensione dell’applicazione». E la sospensione è arrivata.