Turco: «La sinistra sbaglia sugli immigrati»

«Non credo che il governatore della Puglia abbia molti seguaci...»

Francesca Angeli

da Roma

Chiudere i centri di permanenza temporanea? Piuttosto bisognerebbe costruirne altri ripensandone radicalmente però la gestione. La proposta lanciata dal governatore della Puglia, Nichi Vendola, non piace affatto all’ex ministro Livia Turco, responsabile del welfare per i ds. «Chiudere i Cpt è una parola d’ordine? Beh allora io intendo discuterla. Che facciamo in alternativa? Un centro di identificazione è necessario». Che questi centri siano indispensabili la Turco lo ha sperimentato sulla propria pelle, quando firmò insieme a Giorgio Napolitano la legge sull’immigrazione, varata nel ’98 e poi riformata dal governo di centrodestra. Già allora l’istituzione per la prima volta in Italia dei «centri di trattenimento» creò una spaccatura all’interno del governo Prodi tra la sinistra riformista e quella radicale che questi centri non avrebbe mai voluto vederli sorgere. «Una parte della sinistra mi ha sempre contestato per questo motivo ma sbaglia», ricorda la Turco che su questo punto è inflessibile.
Perché è stato necessario istituire i centri?
«Altrimenti non saremmo mai entrati a far parte del sistema di Schengen (l’accordo che prevede il libero scambio delle merci e la libera circolazione delle persone ndr). Eravamo allora l’unico Paese d’Europa a non averli insieme alla Finlandia».
Adesso però i governatori dell’Unione vogliono chiuderli...
«Non credo Vendola abbia molti seguaci».
Ma vanno chiusi o no?
«Se l’obbiettivo della sinistra radicale è quello di chiudere i Cpt allora io dico che con questa proposta diventa rinunciataria. La chiusura dei Cpt è un obbiettivo minimalista. Occorre ripensare la gestione dei centri che, da quando è al governo il centrodestra, è un disastro ma soprattutto occorre rottamare la Bossi-Fini, come ha giustamente chiesto più volte Napolitano».
Dunque i centri servono ma quelli attualmente gestiti dal governo di centrodestra sono un disastro...
«Appunto. I centri permanenza temporanea da quando è entrata in vigore la Bossi-Fini sono un disastro perché l’attuale gestione nega i diritti fondamentali. Non viene rispettato l’articolo 13 della nostra Costituzione: si viola la libertà personale».
Che differenze ci sono con i centri istituiti dal governo Prodi? Non hanno lo stesso scopo?
«I nostri erano diversi perché erano diverse le norme di espulsione. La legge dell’Ulivo prevedeva il respingimento alla frontiera per chi veniva trovato senza documenti, l’espulsione era un provvedimento amministrativo. Chi veniva trovato per la seconda o terza volta e non collaborava finiva nel centro di trattenimento per l’accertamento delle generalità per un massimo di trenta giorni con la convalida del giudice. Soltanto in caso di pericolosità accertata si faceva intervenire la forza pubblica».
E ora invece?
«Sono tre le cause fondamentali che hanno portato ad una degenerazione di questi centri. Il meccanismo delle espulsioni, che non a caso è stato riconosciuto in molti aspetti incostituzionale dai giudici della Consulta. Poi l’allungamento eccessivo del periodo, che è passato da trenta a sessanta giorni. Troppi, il trattenimento si trasforma in un vero e proprio arresto. Infine l’aspetto inaccettabile: nello stesso centro vengono ammassati gli espulsi, i richiedenti asilo e quelli che hanno commesso reati. Una vera follia, una commistione intollerabile».
Insomma sì ai centri di trattenimento purché a gestirli non sia il centrodestra. Ma c’era qualcosa che non funzionava anche nella Turco-Napolitano?
«In effetti l’aspetto più problematico è sempre stato quello dell’accertamento delle generalità, soprattutto se non ci sono accordi con i Paesi di provenienza. Anche a me sarebbe piaciuto poter fare a meno dei centri di trattenimento ma al momento non c’è un’alternativa. Occorre ripensarli, questo sì. Però voglio che sia chiara una cosa e la dico proprio per tutta la sinistra, soprattutto se andassimo al governo. La lotta all’immigrazione clandestina deve essere la nostra bandiera proprio in nome della dignità degli immigrati».
E come intendete combattere la clandestinità?
«Gli sbarchi non li ferma nessuno. La lotta alla clandestinità si fa combinando un meccanismo efficace di espulsioni ad accordi bilaterali con i Paesi di provenienza ma soprattutto rendendo conveniente e più facile l’immigrazione regolare. Se si aprono le maglie della regolarità si riduce automaticamente la clandestinità».