Turco, stupratore, libero. Per colpa di una busta

Cinque anni e un mese di carcere per uno stupro, ma il camionista turco responsabile della violenza sessuale è già da tempo libero e bello a casa sua. Per un errore. La notifica dell’udienza preliminare, che per legge deve venir indirizzata al difensore non è mai arrivata. E neppure partita con la consegna agli ufficiali giudiziari. Come ha appurato un’inchiesta interna al palazzo di giustizia di Trieste la notifica è rimasta dimenticata e sepolta nel fascicolo. Il risultato è stato che Aydin Selahattin, 43 anni, accusato di stupro si è visto spalancare le porte del carcere nel dicembre del 2007, dopo sei mesi di custodia cautelare. Mercoledì il tribunale di Trieste, presieduto da Giorgio Nicoli, lo ha condannato a cinque anni e un mese per violenza sessuale, ma l’imputato era uccel di bosco da tempo. Due anni fa il pubblico ministro Lucia Baldovin aveva chiesto al gip la fissazione dell’udienza preliminare, che con l’inevitabile rinvio a giudizio avrebbe prolungato i termini di custodia in carcere del sospetto stupratore.
L’avvocato del camionista turco, Sergio Mameli del Foro triestino, racconta al Giornale l’imbarazzante vicenda venuta alla luce dopo la sentenza: «Se non ricordo male l’udienza preliminare era stata fissata 5-6 giorni prima della scadenza. Mi trovavo come ogni mattina in tribunale e un messo mi chiama dicendo che il mio assistito è in aula». Il difensore cade dalle nuvole, perché non aveva ricevuto alcuna notifica dell’udienza. La busta era rimasta nel fascicolo. Se quel giorno fosse stato impegnato in un’altra udienza o a casa con l’influenza non lo avrebbero neanche trovato per caso. «Mi hanno chiesto di rinunciare ai termini, ma non potevo farlo nel rispetto della deontologia professionale», sottolinea Mameli. I tempi per far partire la notifica erano troppo stretti, perché il difensore deve riceverla dieci giorni prima. Grazie a questo clamoroso errore sono scaduti i termini di custodia preventiva e il camionista turco è stato rilasciato dal carcere del Coroneo.
Della negligenza sarebbe responsabile un cancelliere, ma a palazzo di giustizia sottolineano che da anni chi va in pensione non viene rimpiazzato e che i cancellieri fanno il lavoro di 2-3 persone. Qualcuno si chiede «perché la procura non abbia chiesto un rinvio a giudizio immediato», che avrebbe evitato l’ennesimo caso di malagiustizia. Altri fanno notare che con la carenza di organici «casi del genere continueranno a ripetersi». L’unico dato certo è che il camionista turco il 17 giugno 2007 aveva approfittato di una ventenne slovacca, che viaggiava con un suo collega su un altro Tir parcheggiato nel porto di Trieste. Lo stupratore ha sempre giurato che la ragazza «ci stava», ma lei è finita all’ospedale per le botte e la violenza sessuale subite. Alla fine Aydin Selahattin è finito in manette. Due giorni fa è stato condannato, ma difficilmente tornerà in Italia.
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