Turco: "Test anti droga per chi guida i pullman"

Controlli sugli autisti di mezzi pubblici e privati. Ma il ministro Ferrero è scettico: "No alle strumentalizzazioni politiche"

Roma - L’autista del bus scolastico aveva fumato uno spinello. È questa l’aggravante della tragedia di Vercelli che infiamma il dibattito politico. C’è, allora, la cannabis all’origine del ribaltamento del mezzo, che ha provocato la morte di due bimbi e decine di feriti?
L’opposizione punta il dito contro il governo, accusato di non combattere con la necessaria fermezza l’uso di droghe, anche leggere e di voler smantellare la legge Fini-Giovanardi. E chiede che chi lavora in settori che comportano rischi per il pubblico sia sottoposto a test antidroga prima dell’assunzione e poi periodicamente, come già previsto dalle norme in vigore.
L’Unione grida alla strumentalizzazione, ma il premier Romano Prodi risponde indirettamente, nella lettera al prefetto di Vercelli in cui esprime la partecipazione al dolore delle vittime, che l’incidente «dimostra quanto è importante il controllo preventivo e la verifica costante delle persone impegnate in attività lavorative tanto delicate».
Bisogna applicare la legge, insiste Carlo Giovanardi, che ne è uno dei padri. Ai ministri della Salute Livia Turco e della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, ricorda che l’articolo 125 del testo unico, prevede appunto i controlli-antidroga. Per l’ex ministro Udc la sinistra deve smetterla di «teorizzare l’abrogazione dell’attuale normativa sulle tossicodipendenze, in particolare nella parte che riguarda le sanzioni amministrative a carico dei tossici come il ritiro della patente».
La Turco risponde che si faranno test periodici obbligatori ad autisti di servizi pubblici o privati, per «verificare l’assunzione di sostanze stupefacenti e anche di alcol o farmaci che possano compromettere le capacità di guida». Ma invita ad evitare strumentalizzazioni. È quanto dice anche Ferrero, sottolineando che bisogna ancora chiarire se l’autista, al momento dell’incidente, era sotto l’effetto di droga o se le tracce nel sangue sono di «consumi pregressi». Il ministro contrattacca: per lui la Fini-Giovanardi si è dimostrata «inefficace» per contenere i consumi, anche perché non distingue le sanzioni in base ai diversi comportamenti. «Chi fa uso di sostanze psicotrope tra le mura domestiche - dice Ferrero - non può essere sanzionato come colui che sta alla guida sotto l’effetto di tali sostanze. In questo secondo caso, è giusto aumentare le sanzioni, proprio per responsabilizzare il consumatore».
E Alfredo Mantovano di An ricorda che in un dibattito alla radio il ministro definì «ingiusta e punitiva» la prevista sospensione della patente per i consumatori accertati di droga, anche leggera, anche se non colti in flagrante consumo alla guida di un mezzo. «Quella legge va abrogata, disse allora Ferrero. Lo conferma adesso?».
Pare proprio di sì e infatti Daniele Farina, dello stesso partito del ministro, il Prc, dice che la tragedia di Vercelli dimostra il fallimento della Fini-Giovanardi. Mentre le linee-guida per la nuova legge illustrate da Ferrero al Parlamento, «concentrano l’azione repressiva proprio sui comportamenti degli assuntori di droghe lesivi della altrui sicurezza». Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni assicura che le responsabilità dell’incidente verranno accertate e il Verde Paolo Cento si scaglia contro le «strumentalizzazioni» della Cdl, invitandola a non «insistere sulla strada di un proibizionismo incapace di fare prevenzione e ridurre il danno». Vladimir Luxuria, poi, dice: «Diversi parlamentari si drogano: non facciano i moralisti ipocriti». Ma anche nell’Unione c’è chi ha dei dubbi: per Silvana Mura dell’Italia dei valori, è necessario riflettere «sull’ipotesi di rendere illegale sempre e comunque anche il consumo di droga, cancellando il concetto di quantità per uso personale».
Isabella Bertolini di Fi parla di «correità» del centrosinistra che «in questi mesi, ha tentato in tutti i modi di depenalizzare l’uso delle droghe leggere favorendone di fatto la diffusione». Per Maurizio Gasparri di An, «piuttosto che tentare di cancellarla, la Fini-Giovanardi andava sostenuta insieme a tutte quelle politiche di contrasto all’uso ed allo spaccio di stupefacenti: il garantismo di certa sinistra non può essere più tollerato».