Turismo, anche Malta batte l’Italia

da Milano

L’Italia figura solo al 28° posto nella classifica dei 130 Paesi messi a confronto nel rapporto Travel and tourism competitiveness del World economic forum. Pur migliorando di cinque posizioni in un anno, resta sempre agli ultimi posti in Europa. «La classifica tiene conto di diversi indicatori che fanno emergere anche Paesi a basso potenziale turistico - osserva Vincenzo Gringoli, partner della Bain & Company e responsabile dell’osservatorio Bain sul turismo -. Non deve preoccupare che Finlandia o Malta siano in posizioni migliori dell’Italia: quello che deve far riflettere, piuttosto, è la quinta posizione della Spagna o la 15ª del Portogallo». In altre parole, Paesi che hanno elementi di attrattività in qualche modo paragonabili a quelli dell’Italia e che hanno saputo investire e darsi delle strategie chiare, oggi hanno un’immagine molto più elevata della nostra.
Il turismo in Italia è una voce essenziale dell’economia, e vale il 13% del Prodotto interno lordo, ma resta ancora un patrimonio di potenzialità inespresse. «Prendiamo il confronto con la Spagna - dice Gringoli, facendo riferimento all’ultima edizione del rapporto Bain sul turismo -. La differenza di presenze nel 2006 è lieve: 379 milioni in Spagna, 370 in Italia. Quello che cambia è il peso sul Pil - 13% per l’Italia, 20% per la Spagna - e la composizione della domanda turistica. In Spagna è più massiccia la presenza di turisti stranieri (225 milioni) rispetto a quelli interni (155); in Italia i pesi si ribaltano, con 159 milioni di turisti stranieri e 211 milioni di italiani. L’incoming - ovvero gli arrivi dall’estero - da noi rappresenta il 43%, quando in Spagna è del 59%». Questo cambia anche la qualità delle vendite, perché attirare un turista straniero equivale a esportare dei beni di consumo.
Perché questa arretratezza italiana? «Continuano a mancare i prodotti - lamenta Gringoli -. Abbiamo le materie prime - paesaggio, arte, stile, cucina, ospitalità -, ma non le sappiamo mettere insieme veicolandole in pacchetti chiari, accessibili e ben comunicati. Il turismo italiano è affidato più all’iniziativa dei singoli che alla strategia del Paese». Il caso del sito Italia.it, chiuso per inutilità, è esemplare. «Manca la sistematicità della promozione, il collegamento con i grandi tour operator internazionali. Gli alberghi sono un settore dispersivo e scoordinato, la pluralità di attori pubblici, quando si parla di turismo, è colpevole se confrontata con la determinazione delle strategie che si possono confrontare all’estero». Che cosa occorrerebbe? «Quattro cose - risponde Gringoli -. Un’organizzazione professionale dell’offerta; interventi mirati sulle strutture ricettive per renderle adeguate alla domanda; accordi internazionali con operatori del settore, da coinvolgere anche negli investimenti; infine, un profondo rinnovamento della promozione del prodotto Italia nel mondo».