Turismo delle provetta, coppie in fuga all’estero

In 12 mesi i viaggi della speranza oltreconfine sono passati da 1.315 a 3.610

da Roma

A un anno dalla legge sulla fecondazione assistita si è quasi triplicato il numero delle coppie infertili italiane che si rivolgono in centri esteri per un intervento di fecondazione eterologa, ossia con seme di donatore esterno alla coppia. In Italia la fecondazione eterologa è infatti vietata dalla legge ed è uno dei quattro quesiti al centro del referendum del 12 giugno. La prima indagine sugli italiani che vanno all'estero per la fecondazione eterologa è stata condotta in 53 centri di 10 Paesi esteri dall'Osservatorio sul Turismo Procreativo, nato per iniziativa dei Cecos Italia e del Circolo della Stampa di Milano e presentato ieri a Roma.
Dalla ricerca emerge che il numero degli italiani che si rivolgono a centri esteri è aumentato dai 1.315 rilevati nell'anno precedente all'entrata in vigore della legge (2003-2004), ai 3.610 dell'anno successivo (2004-2005). Secondo Andrea Borini, responsabile dell'Osservatorio e dei Cecos Italia, dalle stime attuali emerge che, se la legge non dovesse cambiare, nel prossimo anno questo numero è destinato a triplicarsi ulteriormente. Svizzera (con 1.150 italiani concentrati soprattutto nel Canton Ticino, fra Lugano, Bellinzona e Locarno) e Spagna (960) sono le principali mete del turismo procreativo, secondo i dati della più vasta indagine mai condotta su questo fenomeno. Seguono nell'ordine: Belgio (580), Austria (340), Gran Bretagna (175), Francia (soprattutto Nizza, con 128), Grecia (120), Stati Uniti (78), Slovenia (44) e Israele (35).
«Dallo studio emerge chiaramente come per le coppie italiane il turismo procreativo sia ormai una realtà che sta assumendo i contorni di un fenomeno di massa», ha rilevato Borini, e «l'esodo sanitario non è mai un indice di progresso o di una società che risponda adeguatamente ai bisogni dei suoi cittadini. Non è un fenomeno di cui ci si possa vantare». Questo accade, secondo Borini, perché nel mondo Occidentale (la maggior parte dei Paesi europei e gli Stati Uniti) sono consentite procedure vietate nel nostro Paese, come il congelamento degli embrioni, la fecondazione di un numero non limitante di ovociti in coltura, la fecondazione eterologa e la diagnosi pre-impianto. Oltre alla fecondazione eterologa, quindi, a spingere verso il turismo procreativo è anche la possibilità di praticare la diagnosi sugli embrioni prima dell'impianto in utero. E all'estero, ha rilevato il genetista Paolo Gasparini, dell'università di Napoli, è destinata a emigrare anche la ricerca sulle cellule staminali.
«La ricerca sulle cellule staminali - ha osservato - continuerà all’estero, e questa legge, che favorisce la fuga di cervelli, obbligherà i cittadini italiani a pagare a caro prezzo eventuali terapie sviluppate altrove». Se la legge non cambierà, secondo Borini si prevede un ulteriore aumento del turismo procreativo. Si registra infatti, ha osservato, «un forte aumento di richieste di trattamento da parte di nostri connazionali nei centri esteri anche laddove il numero attuale degli italiani è ancora esiguo».
A far fronte all'aumento delle domande, ha proseguito, contribuiranno anche nuove strutture di prossima apertura in zone frontaliere di Svizzera (Lugano), Austria (Salisburgo) e Slovenia (Nova Gorica). Un segnale importante della crescita del turismo procreativo degli italiani è anche l'allungamento delle liste d'attesa. Dall'indagine risulta per esempio che in una prestigiosa struttura del Belgio, la lista d'attesa per la prima visita è passata da 1 a 3 mesi, mentre in molti centri crescono i tempi per la donazione di ovociti, per cui si arriva ad aspettare fino ad un anno.