Turismo, ecco la ricetta per dimenticare la crisi

«Roma è di nuovo una città sicura I turisti sono i primi ad averlo capito»

Mauro Cutrufo, lei è il vicesindaco di Roma con delega al turismo. Come spiega la flessione del settore nella Capitale?
«Innanzitutto smentendo le parole d’ordine della sinistra, che ha addossato tutte le colpe alla campagna elettorale di Alemanno».
E invece?
«Invece dipende dalla convinzione che si era diffusa anche all’estero, e cioè che qui si potesse fare di tutto. Non siamo a New York, dove si ammazza la gente per strada, ma comunque la microcriminalità aveva preso il sopravvento. La scorsa amministrazione aveva chiuso gli occhi su tutto, noi no».
Quindi il vento è cambiato?
«Direi di sì. Oggi si può venire tranquillamente a Roma. Non siamo noi a dirlo, ma i turisti stessi a rendersene conto».
Come risponde alle critiche che sono seguite all’ordinanza anti-bivacco e a quella anti-borsone?
«Suvvia, chiunque può mangiare un gelato seduto a piazza di Spagna. Noi vogliamo contrastare i fenomeni estremi, come i gruppi di ubriaconi che bevono birra fino alle cinque del mattino e poi lasciano puntualmente le bottiglie per terra. Anche a Firenze è stata appena presentata una proposta analoga».
Si è anche detto che a Roma mancano i divertimenti, che non si vive di soli monumenti e di sola arte.
«Bisogna elevare il tenore delle iniziative, puntare parecchio sugli americani, che rappresentano il 60 per cento dei visitatori».
Qualche idea?
«Serve per esempio una stagione teatrale più fresca, all’aperto, meglio articolata. Concentrare tutto nella notte bianca non ha senso. E poi occorre realizzare iniziative coraggiose».
Può essere più specifico?
«Penso a un parco a tema sull’impero e la Repubblica, capace di fare concorrenza a quelli di Tokyo, degli Stati Uniti o di Parigi. Solo Disneyland ha 12mila occupati e fattura 800 milioni di euro, ma rispetto al Lazio ha una scarsa stagionalità. Abbiamo commissionato uno studio di marketing alle più prestigiose società di settore per capire cosa chiede il mercato. A metà settembre ci consegneranno i risultati».
La nautica è invece uno dei suoi pallini.
«Il problema è che viene considerata un hobby per ricchi. Nulla di più falso. Siamo primi in Europa per la costruzione di imbarcazioni del segmento basso, eppure non riusciamo a tradurre questo vantaggio in ricchezza».
Lei cosa propone?
«Di investire sul nuovo porto di Roma in termini anzitutto di attività sportive, ma non solo. Si potrebbe creare un club nautico di appassionati e sperare un giorno di ospitare addirittura l’America’s cup. Lungaggini burocratiche permettendo, visto che per mettere la prima pietra a Fiumicino ci sono voluti 38 anni. Solo la politica è in grado di snellire i tempi».