Turismo procreativo in Svizzera Mille euro per diventare mamma

Mentre in Italia si discute sulla legge, oltreconfine si aprono cliniche per chi ha problemi di fertilità

Guido Mattioni

nostro inviato a Lugano

Lo hanno già battezzato «turismo della fertilità», o «turismo procreativo». Ed è un fenomeno che sta assumendo tale rilievo sociale ed economico da poter contare già su un proprio Osservatorio che ne sonda movimenti, flussi e cifre. Perché è un fatto che il desiderio di una coppia di diventare genitori è spesso molto più forte e ostinato del diniego posto purtroppo sempre più di frequente dalla Natura. E così molti aspiranti padri e madri italiani, limitati anche dai vincoli posti dalla attuale legge 40 sulla procreazione assistita, quella sulla quale siamo chiamati a decidere con referendum il prossimo 12 giugno, prendono sempre più numerosi la via dell’estero.
Sono state complessivamente 3.610 le coppie che nell’ultimo anno si sono decisi ad andare in uno dei 52 centri esteri specializzati nelle più diverse tecniche volte a favorire artificialmente, in modo assistito, appunto, la fecondazione. Le mete più frequenti per questi viaggi della speranza sono Spagna, Grecia, Belgio e ora perfino Slovenia e Israele (quest’ultima a prezzi proibitivi), ma soprattutto Svizzera.
Si calcola infatti che la vicina Confederazione sia stata la meta del 30% degli italiani e italiane non fertili che hanno bussato alle porte di ospedali e cliniche estere, dando così corpo a un fenomeno che gli esperti giudicano triplicato tra il 2004 e il 2005, dopo l’introduzione della legge 40. E in Svizzera, è soprattutto il Canton Ticino quello che sembra attrarre il maggior numero di nostri connazionali. Lì, infatti, a portata d’automobile per tutto il Nord e addirittura a 40 minuti da Milano, possono trovare risposta e conforto rispettivamente alle proprie domande e alle proprie angosce.
C’è chi, portatore di malattie genetiche, «emigra» per sottoporsi alla diagnosi preimpianto e alla selezione embrionale per poter avere un figlio sano. C’è chi, come molte donne colpite da processi tumorali, vuole far congelare i propri embrioni prima di affrontare una chemioterapia, nella speranza di poterli utilizzare in seguito, a ciclo di cure ultimato. E c’è chi decide di sottoporsi alla fecondazione eterologa, ovvero con il seme di un donatore, a causa dell’infertilità maschile. Tutte prassi vietate dalla nostra legge 40, ma più che lecite per quella svizzera.
Si tratta così, ormai, di un flusso inarrestabile, stimato in un’ottantina di «sconfinamenti» al giorno. E di un fenomeno che già da solo è sufficiente a spiegare la notizia apparsa di recente sulla stampa elvetica: ovvero l’imminente apertura a Lugano del quarto centro per le fecondazioni artificiali del Canton Ticino. Tempo due settimane e alla modernissima clinica Sant’Anna, nel verde rigoglioso della collina di Sorengo, sarà inaugurato un nuovo centro di procreazione assistita. Il quarto del genere dopo quelli già attivi della società ProCrea, uno sempre a Lugano e l’altro a Bellinzona, più quello operante nell’ambito dell’ospedale pubblico La Carità di Locarno.
Il portavoce della clinica Sant’Anna, di proprietà del gruppo italo svizzero Ars Medica, si mantiene molto elveticamente riservato sui numeri e sul potenziale dell’inaugurando centro. «Sì, apriremo nel giro di due settimane e proprio per questo ci riserviamo solo per quella data di fornire informazioni più precise». La previsione è quella di raggiungere a regime i mille interventi di inseminazione artificiale all’anno. La Sant’Anna, con le sue cinque sale parto e tutti i servizi collegati, chirurgici e ginecologici, è da sempre la grande nurserie del Cantone. Qui nascono infatti mille bambini ogni anno, un terzo di quelli che vedono la luce nel Ticino.
Una tradizione - e una reputazione - risalenti al lontano 1934, quando la clinica fu avviata dalle suore infermiere di Sant’Anna, e proseguita anche dopo il 1995, quando la struttura fu rilevata dal gruppo che attualmente la controlla. Intanto, per soddisfare la crescente domanda interna ed estera, a lavorare a pieno ritmo sono i tre succitati centri specializzati già operativi del Ticino: i due della ProCrea, a Lugano e Bellinzona, e quello dell’Ospedale cantonale La Carità di Locarno. Qui opera il professor Jurg Stamm, fondatore e responsabile del Centro di fertilità, che conferma la crescita esponenziale della domanda e parallelamente della lista d’attesa per un’inseminazione. «Ormai, da noi, per trovare un posto libero bisogna pazientare almeno due o tre mesi, fin oltre settembre. L’impennata si è avuta nell’ultimo anno, con un regime di 500 interventi, il 70% dei quali su donne italiane». Di un mese è il tempo di attesa medio anche nei due centri della ProCrea, con un numero complessivo di mille interventi annui. E anche qui, come a Locarno, le aspiranti mamme italiane rappresentano il 60-70% del totale. Perché in fondo il loro è un sogno che può diventare realtà con poco meno di mille euro, ovvero il costo di una inseminazione intrauterina eterologa, ricorrendo cioè al seme di un donatore.