Turismo, la tassa di soggiorno divide i Comuni

«Milano non applicherà la tassa di soggiorno». Il sindaco lo aveva promesso qualche settimana fa, ieri lo garantito ufficialmente davanti agli operatori del settore. E seduto in prima fila c’è anche il presidente di Federalberghi, che sta organizzando una manifestazione per bloccare la nuova imposta già adottata a Roma e prevista nel decreto sul federalismo. Ma Letizia Moratti all’inaugurazione della 31esima edizione della Bit aperta alla Fiera di Rho fino a domenica con più di 130 Paesi del mondo in mostra, ha fatto presente che il turismo sotto la Madonnina è in controtendenza, «è cresciuto del 7% e noi faremo di tutto per investire e agevolare il settore, senza introdurre imposte». Un impegno promosso immediatamente dal presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli, «e speriamo che anche questa volta Milano faccia da modello per il resto d’Italia, appesantire un settore che già paga aliquote Iva maggiori di quelle di altri paesi a vocazione turistica come Francia, Germania, Spagna e Grecia è un autogol che ci auguriamo possa essere rimediato».
Applaude la Moratti anche il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, che sul palco ci tiene a chiarire che la tassa di soggiorno per gli hotel «non è un’idea del governo, ma è stata la condizione essenziale che l’Anci ha posto per dare il suo assenso al federalismo municipale. È una condizione che quindi ci siamo trovati. Ma è qualcosa di facoltativo, decideranno i singoli sindaci e dovranno confrontarsi con gli operatori del territorio». Poi il ricavato dovrà essere comunque impiegato per fini turistici, e «la tassa potrebbe trasformarsi in opportunità, a Roma non ci sono stati contraccolpi».
Diverso il quadro presentato dall’indagine di TripAdvisor, sito di recensioni di viaggio, secondo il quale la notizia della nuova tassa viene bocciata dal 63% degli oltre 2.500 italiani intervistati, e il 34% degli stranieri (su 6mila viaggiatori europei intervistati) dichiara che rinuncerebbe a visitare l’Italia se venisse applicato il provvedimento.
Il presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, non contesta la Moratti perchè «il federalismo, appunto, lascerà liberi i sindaci di usufruire o meno delle opportunità che vengono offerte dal decreto per far fronte ai tagli agli enti locali e i vincoli imposti dal Patto di stabilità, e ho l’impressione che alcuni sindaci non si siano ancora resi pienamente conto dell’entità». E Milano, puntualizza, «forse ha quote azionarie e beni da mettere sul mercato per coprire i buchi che altri piccoli Comuni non hanno più, o non hanno mai avuto». Ma «il fatto che Roma che ha già applicato la tassa di soggiorno non abbia subito contraccolpi ci dice che forse non ci sono grandi ragioni per preoccuparsi. Ma ogni fa i conti con la propria situazione».
Milano «fa bene a dire che non applicherà la tassa, non è un obbligo - conferma il governatore Roberto Formigoni -, altri Comuni in altre parti d’Italia invece potrebbero averne necessità, fa parte degli strumenti che il federalismo e la responsabilità danno e ognuno deve adattarli alla situazione». Alla Bit, presenti gli assessori al Turismo del Comune Alessandro Morelli, della Regione Stefano Maullu e della Provincia Stefano Bolognini, Formigoni ha lanciato l’idea di un fondo unico Ue per le esigenze del turismo e forme di affidamento diretto alle Regioni. Il presidente della Provincia Guido Podestà lancia invece un piano d’attacco per trattenere anche solo mezza giornata in più i visitatori a Milano, «abbiamo una presenza media di 2,2 giorni, se riuscissimo a portarla a 3 “volerebbe“ il Pil».