Turista italiana uccisa in Colombia

«Mia cugina amava il sole, era estroversa, aveva molti amici. Sembrava una mannequin, adorava l’arte e tutto ciò che era bello. Non era la prima volta che partiva con il marito durante l’inverno, di solito stavano via 15-20 giorni». La cugina Agostina, ancora scossa alla terribile notizia che le arriva dall’altra parte del pianeta, tratteggia con emozione l’immagine di Maurizia Ascoli, la turista genovese di 51 anni assassinata durante una rapina nella località balneare di Cartagena, in Colombia. La sua vita è stata spezzata da un balordo a un accenno di reazione, mentre il marito Gianbattista Traverso, 74 anni, è stato gravemente ferito ma non è in pericolo di vita. Non sa ancora, però, che Maurizia è morta.
I due italiani, genovesi, amavano quella città: sognavano di trasferirsi, avevano anche comprato casa. Ma, alla vigilia del rientro in Italia, il destino li ha fatti incrociare con due malviventi durante una passeggiata lungo l’avenida Rafael Nunez, nel quartiere coloniale della città e tutti i progetti sono svaniti nel nulla. Maurizia camminava accanto a Giambattista quando due uomini in sella a una motocicletta hanno cercato di scipparla. Un tentativo di reazione, e i rapinatori hanno aperto il fuoco. Uno dei proiettili ha trapassato un braccio della donna e si è conficcato nel torace, mentre un altro ha raggiunto il marito all’addome. Maurizia è morta pochi minuti dopo l’arrivo alla Clinica Vargas, mentre Gianbattista è stato operato al rene sinistro. L’ambasciata italiana a Bogotà ha inviato un medico di fiducia perché segua le cure cui è sottoposto Traverso e ha già avviato le pratiche per il rimpatrio della salma della donna, subito dopo l’autopsia. Le ricerche dei due malviventi sono state immediate, anche perché un poliziotto ha sentito gli spari e si è precipitato attraverso i vicoli della città vecchia, in tempo per vedere due persone con i pantaloncini corti fuggire in sella a una Yamaha color azzurro. La polizia colombiana ha già fermato nel popoloso quartiere di Ceballo un piccolo criminale, conosciuto come «El Chapulin». E sono stati raccolti forti indizi per procedere, entro breve, a un secondo fermo. La polizia ha diffuso un identikit, mentre il consiglio di sicurezza della città ha fissato un taglia di 4.600 euro per chi fornirà informazioni utili sull’agguato e sui responsabili dell’omicidio.
In Italia intanto, i parenti dei due coniugi, che non avevano figli, vivono con angoscia la drammatica notizia. Arturo, fratello di Maurizia, titolare di una nota ditta di amaretti a Gavi, si chiude nel riserbo. «È successo, è tutto confermato. Non ho nulla da aggiungere. Vivo con mia madre che è ultraottantenne e sto aspettando l’arrivo del medico». La zia di Maurizia, Teresa, ricorda la coppia, legata da un’unione inossidabile: «Maurizia aveva conosciuto Gianbattista quando aveva 17 anni e si era innamorata di lui. Sua madre le diceva che era troppo vecchio, ma si erano fidanzati lo stesso e sono stati tanti anni insieme senza sposarsi perché lei non voleva lasciare sola sua madre, rimasta vedova». Anche i vicini di casa li ricordano come persone gentili e riservate e scuotono la testa amareggiati mentre osservano l’appartamento all’ultimo piano della palazzina in stile genovese. Ora è chiuso. Lo riaprirà Gianbattista, al suo rientro in Italia. Ma senza Maurizia al fianco.