Turisti in coda per rifare il viaggio dei clandestini

Tour sul confine tra Messico e Stati Uniti

Manila Alfano

Sono le otto in punto. Il gruppo ha fretta di partire, ma all'appello mancano ancora due persone. Nessuno parla, ogni tanto qualcuno sbircia nervoso l'orologio. Ancora un minuto e partiranno senza di loro. Poi, finalmente, due uomini sbucano dal sentiero principale. Uno zainetto in spalla, le regole sono chiare: il minimo indispensabile, una bottiglia d'acqua e un cambio.
Cammineranno tutta la notte fino all'alba del giorno dopo, scortati dalla loro guida messicana. L'uomo è un hnahnu, un’antica etnia messicana del nord, ha il volto segnato e parla poco. In vita sua ha già attraversato il confine decine di volte. Loro lo seguiranno in tutti i suoi passi, attenti a non sbagliare e a non perdersi. Strisceranno nei punti più rischiosi, attraverseranno tunnel di fango, si nasconderanno nei campi di mais per non farsi prendere dalle guardie, a pochi passi dalla frontiera sentiranno il suono assordante della sirena della pattuglia statunitense e, per finire, saranno sequestrati da finti «polleros», i trafficanti di persone. Quello no, non era programmato e nessuno del gruppo se lo sarebbe aspettato. Avevano letto il programma, gli avevano spiegato che il percorso sarebbe stato pieno di passaggi segreti e gallerie nascoste da attraversare, che ci voleva una certa prestanza fisica, ma nessuno degli organizzatori gli aveva parlato dei «polleros».
Un rischio non calcolato che è riuscito in fondo a dare ancora più adrenalina alla spedizione. Poche ore più tardi sono tutti liberi; l'escursione è finita e si torna alla vita reale.
Da due anni nel parco naturale Eco Alberto, a nord del Messico, nello stato di Hidalgo, gli indigeni hnahnu vendono ai turisti un’escursione da brivido: il passaggio simulato della frontiera degli Stati Uniti. Gli abitanti della zona conoscono a menadito la zona, hanno già attraversato il confine di nascosto moltissime volte e ora mettono a servizio del cliente le loro conoscenze per fargli vivere tutta la durezza di un viaggio di un immigrato senza documenti.
Luis Santiago Hernàndez, uno dei leader della comunità e creatore del progetto, spiega che «il percorso si organizza rigorosamente di notte, con gruppi minimi di venti persone perché, sebbene si tratti di una simulazione, l'attività richiede il lavoro di settantadue persone della comunità».
Da quando hanno avuto l'idea, ci sono state centinaia di adesioni. «Viene gente da tutto il mondo, argentini, cileni, colombiani, canadesi, francesi e addirittura americani. Tutti quelli che decidono di partecipare sono attirati dall'emozione di vivere per una notte da clandestini». Per fortuna poi si torna a casa, un po’ storditi o al massimo un po’ stanchi, ma con tanta voglia di raccontare cosa significa essere clandestino anche solo per una notte.