Turn over salva Unione, Rutelli frena

Il leader della Margherita vuole evitare che Zanda, suo fedelissimo, lasci il seggio a favore di Merlonghi (Idv)

da Roma

È il caso di sacrificar Luigi Zanda, legatissimo a Francesco Rutelli, il suo rappresentante al Senato, per liberarsi dell’incomodo Franco Turigliatto e dare un sodale (nella persona di Franco Marotta) al fresco ma solitario Marco Follini? È questo lo scoglio che impedisce all’Unione di impegnarsi nella battaglia ingaggiata dalla Rosa nel Pugno per gli 8 ricambi a Palazzo Madama. Il conto semplice e puro non dovrebbe lasciar dubbi alla scelta. Se vuoi conservare il seggio a Zanda le cose restano come stanno, 158 contro 156 senza contare i senatori a vita, ma in realtà 156 a 156, perché Turigliatto e Fernando Rossi non intendono votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan, e dicono no a Tav e riforma delle pensioni. Ma se riduci Zanda a privato cittadino - il suo seggio andrebbe al dipietrista Dante Merlonghi - la «ricaduta» sarebbe ricca per il centrosinistra: cacci Turigliatto facendo posto al molto più affidabile Ugo Intini, e in Campania ne guadagni un paio strappandoli al centrodestra, salendo così a 160 contro 154. Il problema è che Rutelli non può fare un tale sgarbo al fido Zanda: che fa, lo rispedisce nel Cda della Rai e resta senza referente nel gruppone olivetano del Senato?
Anche questa scelta pesa sulla vicenda, forse più delle difficoltà tecniche. «Il tempo è galantuomo», sorride il forzista Lucio Malan ben sapendo che quando martedì la Giunta delle elezioni aprirà il caso Piemonte, occorrerà istruire un vero e proprio procedimento, che chiamerà in causa le altre tre regioni ove il ricorso poggia sulle stesse argomentazioni. Per poi venir fermati dal riconteggio delle schede già in corso proprio in quelle tre regioni. «Sono alla frutta, proveranno invano», sentenzia Andrea Pastore forzista anch’egli e vicepresidente della Giunta. Rita Bernardini, segretaria dei radicali italiani, invece ci spera e non demorde, forte di un ricorso presentato in tempi non sospetti, quando Turigliatto e Follini non erano così importanti. Ma chi convincerà Rutelli a non alzar barricate per Zanda?
Il ricorso poggia su un passaggio poco chiaro della legge, legato al diritto per le liste che non hanno raggiunto il 3% in regioni ove nessun schieramento ha superato il 55%, di aver senatori pur se nella coalizione perdente. Questo è quanto accadrebbe se le ragioni della Rnp (ma anche di altri ricorrenti) venissero riconosciute: in Piemonte, decade Turigliatto quale ultimo eletto di Rifondazione e il suo seggio è assegnato alla Rnp che aveva quale capolista Intini, seguito da Marco Pannella e poi dalla Bernardini. Nel Lazio, Zanda della Margherita cede lo scranno a Merlonghi di Idv, e Giorgio Mele dei Ds lo lascia alla Rnp nell’ordine Intini, Pannella, Gerardo Labellarte. In Puglia, Giannicola Sinisi della Margherita e Colomba Mongiello dei Ds lo lasciano a Giovanni Valente del Pdci e alla Rnp (Intini, Pannella, Maria Rosaria Manieri). Infine la Campania, che racchiude il vello d’oro per l’Unione, perché oltre a un movimento interno - Olimpia Vano del Prc che soccombe alla solita rosa Intini, Pannella stavolta con Tommaso Casillo, ce ne sono due nella Cdl da tombola: Gennaro Coronella di An dovrebbe lasciare il seggio ad Antonio Marotta, candidato dell’Udc che di recente ha lasciato Casini per Follini; e Mino Izzo di Fi dovrebbe far posto a Carmelo Conte, candidato anch’egli per la Cdl nella lista Dc-Psi ma ormai in netto avvicinamento (come molti socialisti) al centrosinistra.
Va detto che se almeno 3 dei ricorsi targati Rnp vincessero, al Senato entrerebbero Intini che è viceministro degli Esteri e non ha alcuna intenzione di rinunciare al doppio incarico, Pannella, e per la giostra delle opzioni la segretaria radicale Bernardini. Martedì s’indovinerà qualcosa: il relatore per il Piemonte Roberto Manzione è pronto e convinto. Ma come si potrà risolvere il Piemonte dimenticando gli altri analoghi casi? «Per Marotta è stato commesso un errore materiale, ed è assurdo che non si ponga rimedio subito», distingue Manzione. Però c’è anche il riconteggio delle schede, provocato dalla famosa denuncia di Enrico Deaglio, in 7 regioni tra cui appunto Lazio, Campania e Puglia. Hanno verificato a mala pena un terzo delle schede bianche e nulle, tra l’altro senza riscontrare anomalie. Poi ci sarà la campionatura di quelle valide, e si rischia di giungere alla fine della legislatura.