Turner, Lange e Richardson si sfidano sul palcoscenico

Le popolari attrici lasciano lo schermo per misurarsi davanti al pubblico del teatro

Silvia Kramar

da New York

Se la stagione cinematografica estiva degli americani sta per iniziare, con gli straordinari effetti speciali di Guerre Stellari e il nuovo Batman, per il teatro è impossibile nascondersi dietro alla finzione di un computer: non può contare sui miracoli della sala di montaggio, non può permettersi il lusso di rifare una scena sbagliata.
Quando si aprono i tendoni del sipario, attori e attrici devono ancora recitare, soffrire, scomparire per due ore nel proprio personaggio. Senza rete di salvataggio. Sera dopo sera, debbono dare il meglio di sé. Così quest’estate Broadway offre un’occasione indimenticabile: in tre commedie di grandi autori, in altrettante sale diverse, ogni sera salgono in scena tre grandi dame del cinema (e del teatro). Sono belle, sono bravissime, sono famose e si stanno facendo una concorrenza spietata.
Il New York Times l’ha già definita «l’olimpiade femminile di Broadway». Tre donne che, di fronte a uno dei pubblici più sofisticati ed esigenti del mondo, devono dimostrare non solo che il teatro di Tennessee Williams e quello di Edward Albee sono ancora attuali, ma soprattutto che a vincere, alla fine, è il proprio personaggio.
Le grandi rivali sono Kathleen Turner in Chi ha paura di Virginia Woolf?, Natasha Richardson in Un tram chiamato desiderio e Jessica Lange in Lo zoo di vetro.
In quello che è stato definito un parallelo con il film Being Julia - La diva Julia, in cui Annette Bening interpretava una sublime attrice di teatro di una certa età, istriona e disposta a tutto per di essere l’unica star del palcoscenico, adesso Broadway offre la rivalità spietata di tre signore in cerca di complimenti.
Signore di una certa età, soprattutto la Lange e la Turner, alle quali anni fa Hollywood aveva affidato ruoli carichi di erotismo e di problematiche femminili. Jessica Lange, debuttante giovanissima nel King Kong di trent’anni fa, si è guadagnata con il passare del tempo il rispetto dei critici e l’ammirazione del pubblico vincendo ben due Oscar con Frances e Blue Sky. Kathleen Turner, che ostenta un volto e un fisico pesantemente scalfito dagli anni, era stata la sensuale moglie fedifraga di Brivido caldo e la donna difficile di China Blue. Natasha Richardson, oltre a possedere il pedigree di una grande madre, Vanessa Redgrave, l’anno scorso ha vinto un Tony (l’equivalente degli Oscar per il teatro) nello splendido revival di Cabaret.
Tra le grandi dame, Kathleen Turner sembrava proprio la meno glamorous: nei panni di Marta, la difficile professoressa universitaria creata da Edward Albee, pareva destinata a un modesto successo. Dietro le quinte si diceva che avesse un carattere difficile, che litigasse con tutti, che cambiasse spesso d’umore: l’ultima sua prova teatrale, il remake di Il laureato, nei panni della perversa signora Robinson, era stata accolta da recensioni piuttosto tiepide. Una delle altre due sembrava destinata a prevalere: la Lange nel ruolo di Amanda, donna sempre vivace, non poteva fallire e la Richardson, in quello classico di Blanche DuBois, avrebbe incantato anche quest’anno le platee.
Invece la Turner, sera dopo sera, ha battuto le altre: non solo si è aggiudicata, lei sola, un Tony 2005, ma a detta dei critici è anche l’unica a essere entrata, fino in fondo, nel personaggio. «La recitazione, ovviamente, non può essere analizzata con la precisione con cui si giudica una partita di golf o un set di tennis», ha scritto Ben Bratley sul New York Times, «perché l’esperienza teatrale è soggettiva e ogni sera il pubblico assiste a una performance diversa». Ma a detta sua e degli stessi colleghi la Turner è la più brava. Come se l’infelicità e le esperienze accumulate durante gli anni avessero fatto di lei un’attrice molto più profonda. Certo, alla fine della performance è la più stanca: per due ore dà tutta se stessa, sapendo che comunque la linea del traguardo, nelle olimpiadi delle grandi dame di New York, ogni sera la taglia per prima lei.

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