Per turnisti e notturni servono 15 miliardi

Roma - Quante persone escludere dall’innalzamento dell’età pensionabile? In quanti continueranno a ritirarsi dal lavoro a 57 anni di età e 35 di contributi? È tutta qui la questione degli «usuranti». O meglio degli addetti alle attività usuranti, individuati dal Protocollo governo-parti sociali sul welfare. Nel ddl la platea degli interessati è composta dai mestieri già definiti da una legge del ’99; poi sono stati aggiunti gli addetti alla catena di montaggio, i conduttori di mezzi pubblici e i «lavoratori notturni». Ed è su questi che si è scatenata la battaglia. La sinistra radicale (Pdci, Rifondazione comunista, Sinistra democratica e verdi) ha ottenuto dal governo di eliminare il tetto di 80 notti all’anno. L’individuazione del numero di turni è stata rinviata ad una commissione composta da sindacati e rappresentanti del governo. I liberaldemocratici di Dini, insieme a tutte l’opposizioni di centrodestra e, ufficiosamente, alla Ragioneria dello Stato hanno visto dietro questa decisione un rischio per l’equilibrio del sistema previdenziale. La platea degli interessati potrebbe quintuplicare, insieme ai costi che, dai 3 miliardi di euro previsti, potrebbero lievitare a 15 miliardi.